20 Novembre 2020

Usa: l'importanza di chiamarasi Georgia (Stato della)

Finisce il riconteggio delle schede elettorali della Georgia, chiesto dai repubblicani e obbligato dalla legge di questo Stato, che prevede tale possibilità se lo scarto tra i contendenti è minore dell’un per cento, come appunto era.

La vittoria di Biden, proclamata in precedenza, viene confermata, anche se lo scarto diminuisce, avendo trovato qualche migliaio di voti di Trump passati inosservati nel precedente scrutinio. Troppo poco per ribaltare il risultato e per dar corpo alle accuse del presidente sulla frode elettorale a suo danno.

Un duro colpo per le speranze dello staff legale di Trump, che credeva di ribaltare l’esito delle elezioni in questo Stato per assestare il primo vero colpo in prospettiva di un rovesciamento complessivo delle presidenziali.

Non gli è andata bene, anche se Trump non demorde e continua la sua battaglia legale, attirandosi le ire dei suoi oppositori politici e dei media, oltre che quella di alcuni esponenti repubblicani, in particolare i neocon, che non vedono l’ora di liberarsi dell’ingombrante Tycoon prestato alla politica per prendere il controllo del partito.

La Georgia “massimizzata”.

Così Trump perde in Georgia, e ciò  grazie a una “massimizzazione” dei voti democratici, in particolare quelli postali per lo più a favore Biden, per riprendere il termine usato dai curatori della sua campagna elettorale.

Se si vede il voto, infatti, quasi tutte le contee della Georgia sono andate a Trump, tranne alcune dove però massima era la concentrazione della popolazione.

E mentre nel resto dello Stato lo scarto tra voti repubblicani e democratici è in linea con le dinamiche di una elezione combattuta, nelle contee di Atlanta e dintorni si registrano scarti record in favore di Biden (qui i voti del 2020, qui i voti del 2016).

Nella foto, i distretti di Georgia e Pennsylvania: in blu quelli vinti da Biden, in rosso quelli vinti da Trump

Così a Clayton, dove Biden ha preso 95.232 voti contro i 15.714 di Trump, con un incremento per i democratici di circa 18mila voti rispetto alle scorse presidenziali, dove la Clinton prese 78.220 voti e Trump 12.645.

Diverso il caso della Contea di Dekalb, dove Biden prende 308.769 voti contro i 58.438 di Trump. Nel 2016 la Clinton prese 251.370 voti contro i 51.468 di Trump. Si registra quindi un incremento di quasi 60mila voti per i democratici.

E così nella Contea di Cobb, dove Biden prende 221.816 voti contro i 165.114 di Trump, mentre nelle scorse presidenziali la Clinton prese 160.121 e Trump 152.912. E qui lo scarto dei democratici rispetto alle scorse elezioni è di più di 60mila voti.

Ancora più elevato l’incremento registrato nella Contea di Gwinnett, dove Biden prende  242.490 voti contro i 167.361 di Trump. Nelle presidenziali scorse la Clinton prese 166.153 contro i 146.989 di Trump. L’incremento di voti per i democratici risulta quindi di quasi 80mila voti.

Ancora maggiore è l’incremento registrato nella Contea di Fulton, dove Biden prende 381.179 voti contro i 137.620 di Trump. Nelle scorse presidenziali la Clinton prese 297.051 voti contro i 117.783 di Trump. E qui l’incremento dei voti per i democratici è superiore agli 80mila voti.

Insomma, i democratici in Georgia hanno “massimizzato” in maniera ottimale i voti diretti a eleggere il presidente degli Stati Uniti, non riuscendo però a fare la stessa cosa per la corsa al Senato. Circostanza sulla quale val la pena riflettere.

Il senso della Georgia per il Senato

La Georgia doveva eleggere due senatori e tale elezione ha un peso decisivo, perché ad oggi il Senato vede la presenza di 50 repubblicani e 48 democratici, mancando i due senatori della Georgia per raggiungere il totale di 100 membri. Così ai repubblicani basterà eleggere uno solo dei loro due candidati della Georgia per avere la maggioranza dell’assise.

Abbiamo usato il verbo al futuro, perché mentre le elezioni per il rinnovo di una parte del Senato, che si è svolta insieme alle presidenziali, ha fatto il suo corso in tutti gli altri Stati interessati a tale votazione, per la Georgia è tutto rimandato.

Infatti, in questo Stato esiste una legge che recita che se un candidato per il Senato non raggiunge almeno il 50% dei voti, i due candidati con il maggior numero di voti devono sfidarsi in un ballottaggio successivo (va tenuto presente che, come per le presidenziali, anche per il Senato esistono candidati alternativi a quelli dei due maggiori partiti).

Nessuno dei candidati in lizza ha raggiunto la quota fissata, così a gennaio si voterà di nuovo, e due democratici sfideranno due repubblicani per contendersi i due seggi senatoriali mancanti.

La possibilità che vinca almeno uno dei repubblicani è alta. Se così accadesse, Biden (se sarà confermato presidente) si ritroverebbe nella classica posizione dell’anatra zoppa, dovendo cercare spesso compromessi con i repubblicani.

Una situazione che avrebbe ricadute sull’agenda del presidente, non solo in politica interna, ma anche in politica estera. E non di poco conto.

Solo per fare un esempio, con i repubblicani de-trumpizzati e in mano ai neocon, sarebbe più che arduo far tornare l’America all’interno del trattato sul nucleare iraniano, come da promessa elettorale.

Tale trattato ad oggi è l’unico freno reale alla destabilizzazione dilagante del Medio oriente. Senza, il pericolo di escalation, anche nei riguardi dell’Iran, non solo resterebbe, ma aumenterebbe. Anche perché alla Casa Bianca non c’è più Trump, che nonostante tutto ha frenato i falchi, ma un canuto presidente che i falchi potrebbero ghermire.