19 Novembre 2020

Covid-19: le incertezze sull'origine della pandemia

L’Istituto dei tumori di Milano ha riferito i risultati di una ricerca sui polmoni di circa mille pazienti che interpella, dato che alcuni di questi presentavano già a settembre gli anticorpi del coronavirus.

La scoperta potrebbe retrodatare la comparsa del Covid-19 nel mondo, che quindi non avrebbe iniziato a diffondersi in Cina a novembre, come da ricostruzione ufficiale.

Dubbi su questa scoperta sono stati avanzati da un biologo americano e da una immunologa padovana, secondo i quali in realtà si tratterebbe di una variante immunitaria di altri coronavirus, che risulta efficace anche contro il Covid-19 (anche se non si capisce a che titolo parlino, dato che non hanno visto gli studi… tant’è)

Interpellato sulla scoperta, Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha dichiarato suoi dubbi che riguardano l’assenza di focolai in quel periodo, data l’alta contagiosità del Covid-19.

Domanda pertinente, quella del virologo, che, come altri suoi omologhi, è diventato ormai parte del quotidiano televisivo, e che però non tiene presente che si tratta di un virus che muta, come accertato. Tanto che il ceppo attuale, si è scoperto, è molto più contagioso (10 volte più del precedente).

E però, nel riportare i suoi dubbi, il virologo non sembra escludere la possibilità, tanto che conclude: “A Milano si dice più piano, più adagio”.

Già, dell’inizio della diffusione del virus sembra non si possa parlare che sottovoce, senza farsi troppo sentire. Così è avvenuto per i tanti studi che hanno indicato la possibilità di una retrodatazione dell’inizio della pandemia.

Così è stato per lo studio americano che indicava che il Covid-19 era presente negli Usa già nel dicembre 2019 (Piccolenote), per la ricerca francese che retrodatava la circolazione in Europa (Corriere della Sera), per le tante testimonianze che riferivano di un vero e proprio focolaio alle Olimpiadi militari di Wuhan, che quindi sarebbe di importazione e non made in China (Piccolenote).

Non si vuol affermare con certezza la veridicità di tale retrodatazione, bensì prendere atto che ogni ricerca che segnala tale possibilità non solo è accolta con insuperabile scetticismo, non solo non è approfondita come dovrebbe avvenire nell’ambito di una seria comunità scientifica, ma è anche silenziata. Come se di  tale possibilità non solo non si potesse parlare, ma non la si potesse neanche ipotizzare.

Ciò evidentemente perché si tratta di studi che mettono in discussione la Verità, la Narrazione ufficiale diventata tale nonostante non ci siano studi che abbiano portato a risultati certi in proposito.

La stessa Cina, nello studio che è stato accolto dalla comunità internazionale come base per la Narrazione in questione, non ha mai trovato il cosiddetto “paziente zero” (National Institutes of Healt): una caccia che, dopo vane indagini, è stata sospesa.

Così resta la narrazione ufficiale, quella che serve a far ricadere la responsabilità della pandemia sulla Cina, che, secondo tale narrazione, forse non ha creato il virus in laboratorio, ma certo ha coperto quanto stava avvenendo sul suo territorio.

Non si tratta di eludere eventuali responsabilità cinesi, come le responsabilità di tutti i governi del mondo che, quando l’epidemia si è manifestata in Cina, sono rimasti a guardare con soddisfazione il calo del Pil cinese senza prendere alcuna precauzione in patria.

Ma di mettere in evidenza un deficit di studio della comunità scientifica che, correndo in parallelo con lo scontro Occidente-Oriente, non aiuta. Vedremo se la lacuna sarà sanata, prima o poi.

 

Ps. A proposito dei virologi che affollano le Tv, una considerazione di Natalia Aspesi: “Ti dirò che credevo nella scienza, ma tutti questi virologi e infettivologi e covidologi mi fanno pensare che la mia chiromante è più seria”.