13 Novembre 2020

Tenet e il nemico invisibile

Film bizzarro “Tenet” di Christopher Nolan, che ha avuto interpretazioni varie e discordi, anche per la sua complessità. Ne accenniamo una lettura senza pretese, se non le suggestioni che ci ha trasmesso.

Nolan è regista intelligente, come dimostrato nel suo Batman, il Cavaliere oscuro che lotta contro un nemico che non comprende, perché a differenza di altri non gli interessano i soldi, ma scatenare il caos, corrompere gli animi, distruggere la speranza.

Il suo Tenet è film di fantascienza, ma che parte da cose reali, tanto che inizia con la presa di ostaggi al teatro Dubrovka di Mosca ad opera di terroristi, realmente accaduto nel 2002, il momento più critico della Russia di Putin.

Un inizio che più o meno nulla c’entra con la trama, ma solo per presentare il protagonista che in quella crisi viene messo alla prova.

Ma anche per accennare, in via previa, a quanto si dirà poi nel film, che il crollo del Muro di Berlino è stato il momento più pericoloso della storia dell’umanità (vero, da allora il mondo non più in equilibrio, è preda al caos).

E, infine, iniziare con un fatto reale serve a far intravedere che la storia è sì di fantascienza, ma ha a che fare con la realtà. Una realtà enigmatica, come il film, complesso e poliedrico – tanto che molti hanno affermato che vada visto più volte per comprenderlo – e che narra di nemici del futuro che vogliono distruggere il mondo, che il protagonista, agente della Cia, è chiamato a salvare.

Nemici che rimangono invisibili, ma che hanno un terminale visibile riconducibile alla realtà, dato che somiglia tanto a Roman Abramovich, rappresentante esemplare di quell’oligarchia finanziaria che depredò la Russia dopo la caduta del Muro.

I nemici del futuro danno all’oligarca le armi per distruggere il presente, piano che il protagonista dovrà sventare e che prevede l’uso di Tecnologia in grado di andare indietro nel tempo.

Una Tecnologia che rende ardua la missione del protagonista e la realtà ancora più enigmatica, come da rimando del titolo del film. Tenet, infatti, riprende uno dei misteri più bizzarri della storia, il Quadrato di Sator, quadrato magico dove le parole si intrecciano e si richiamano in un palindromo esoterico, un po’ come la Tecnologia in questione,

Le parole del Quadrato di Sator insistono nel film: Tenet è l’organizzazione segreta interna/esterna alla Cia che ingaggia il protagonista; Sator è il cattivo che somiglia ad Abramovich; Arepo è un pittore un cui quadro è al centro di un dramma familiare che coinvolge la moglie del cattivo (e che come la seconda moglie reale dell’oligarca è appassionata d’arte); Rotas è il nome di un’Agenzia attraverso la quale speculano i grandi della finanza; sull’Opera abbiamo già scritto (Dubrovka).

Un guazzabuglio, certo, la trama, dove il protagonista si perde, richiamato dal co-protagonista, che lo invita a non confondersi con l’apparenza, ma a “guardare la realtà”.

Dei nemici invisibili del Futuro non si sa nulla, solo che, come spiegherà il co-protagonista, sanno perfettamente quel che avviene nel presente grazie a internet, le carte di credito et similia (ogni riferimento alle Big Tech è casuale).

Ma non capiscono che distruggendo il presente distruggono anche il futuro, cioè se stessi? È la grande domanda del film, quella che il protagonista pone a un certo punto, dato il paradosso di quella strana lotta.

Il problema è che essi non ritengono che distruggendo il presente distruggeranno se stessi, gli viene risposto, e quel che è importante è quello che pensano loro…

Questo il film, il fatto che George Tenet era il capo della Cia durante l’attentato alle Torri Gemelle non è mai detto nel film, ma chi ricorda quella tragedia non può non farci caso.

E dato che al quadrato di Sator tanti hanno ascritto significati religiosi – e per gli appassionati alla materia -, si può anche richiamare il testo di San Paolo: “Nam mysterium iam operatur iniquitatis; tantum qui tenet nunc, donec de medio fiat” (“Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene”).

Dove “qui tenet”, colui che trattiene, si attaglia perfettamente all’organizzazione segreta che sta lottando contro il Nemico del futuro. Solo una suggestione, ovvio, (e suggerita da un amico) ché nel film nulla c’è di tutto questo.

Nolan ha lottato perché il suo film uscisse nelle sale durante la pandemia. Non solo una questione di soldi, anche un modo per suggerire la necessità di un ritorno alla normalità.

Anche per questo è stato oggetto di critiche severe da parte di diversi media Usa, che ne contestavano il suggerimento implicito (forse errato nella forma, il messaggio poteva però esser recepito nella sostanza, come desiderio…).

Sorvoliamo sulla trama e sul gioco temporale, tanto caro a Nolan che ci ha costruito sopra altri suoi film (Memento, Interstellar ect.). Queste cose le lasciamo alla visione, per chi non l’avesse ancora visto.