13 Novembre 2020

Biden e il ritorno al «futuro delle élite» globali

Mentre continua il braccio di ferro legale sulle elezioni, i media Usa e i leader europei hanno già assegnato la vittoria previa e definitiva a Joe Biden.

In attesa di sviluppi, che non accreditano molte chanches a Trump, è interessante leggere un articolo di David Ignatius, cronista del Washington Post, che, evitando irritanti ipocrisie, ha il merito di scrivere quel che pensa e sa (Titolo: L’establishment globale consiglia Joe Biden).

Così Ignatius rivendica con orgoglio e realistica brutalità come la vittoria di Biden sia una chiara e schiacciante vittoria delle élite globali sul tribuno della plebe che ha osato sfidarla.

La Tecno-Finanza a consiglio

Nel suo scritto, infatti, spiega come Bloomberg, all’indomani delle elezioni, abbia indetto un incontro internazionale a distanza, il News Economic Forum.

«Il raduno – scrive – è un ““who’s who” dell’ordine contro il quale Donald Trump si è ribellato. Il primo ministro indiano, il vice presidente della Cina, i leader delle Nazioni Unite e tutte le principali organizzazioni internazionali, gli amministratori delegati delle più grandi banche e società tecnologiche del mondo – i padroni dell’universo (1) che sembravano, momentaneamente, in ritirata, ma sono rimasti potenti come sempre. L’idea che il loro potere globale sarebbe svanito era un’illusione trumpiana».

Certo, tra gli elettori di Biden ci sono i sostenitori di Sanders e della sua squadra –  Alexandria Ocasio-Cortez su tutti -, come anche tanti neri (ma meno di quanti sperava). E però la loro spinta, utile a vincere la partita elettorale, sarà ridimensionata e incanalata in ambiti che non disturbino troppo i conducenti (questo almeno il calcolo, vedremo) .

Si diceva delle élite, quelle che dominano e orientano le dinamiche globali (quelle che scrivono di altre sono definiti complottisti) sono state adunate da Bloomberg, che, come scrive Ignatius, ha speso 500 milioni di dollari per battere Trump.

Chiudere la Cina non gli Usa

Nell’articolo, uno spaccato delle intenzioni di tali élite per il futuro. Due i cenni di interesse, riferiti dall’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale Henry Kissinger e da Henry Paulson, già Segretario del Tesoro Usa tra il 2006 e il 2009, ma soprattutto ex Ceo di Goldman Sachs, che Ignatius individua come le persone più importanti del consesso.

Paulson, che pare conosca la Cina come nessun altro, spiega che il confronto con Pechino resterà invariato, condividendo più o meno egli, e tali élite, gran parte di quel che ha fatto l’amministrazione Trump.

Ma secondo Paulson occorre costruire «un’alta recinzione attorno a un cortile più piccolo, piuttosto che cercare di costruire un fossato attorno a tutto». Tradotto: occorre isolare la Cina, non isolare gli Usa dal mondo.

E però, avverte Paulson, occorre «mantenere la concorrenza USA-Cina entro i limiti per evitare quella che ha definito una “cortina di ferro economica” che sarebbe autodistruttiva […] Quello di cui mi preoccupo veramente è che nello sforzo di isolare la Cina, gli Stati Uniti finiranno per farsi del male”». Insomma, tutto procederà come prima, ma con meno enfasi e varianti tutte da scoprire.

Il Congresso di Vienna può ripetersi?

Più interessante la domanda che Ignatius pone a Kissinger riguardo una sua vecchia riflessione sul “Congresso di Vienna del 1815, che ha portato un equilibrio tra le potenze consolidate e quelle emergenti dell’epoca”. Una convergenza che il cronista chiede se sia possibile replicare oggi, in un mondo dominato dallo “squilibrio tra gli Stati Uniti, la Cina e le altre potenze emergenti”.

La risposta di Kissinger è positiva, ma allo scopo serve “un’architettura che assicuri la sicurezza reciproca a tutte le maggiori potenze; uno scopo comune su grandi problematiche, anche se in parallelo con le usuali rivalità; e una struttura intellettuale che ancori la tecnologia in rapida evoluzione a dei chiari principi filosofici” (cioè che il suo sviluppo non sia lasciato al caos e all’illegalità attuale).

Di interesse non solo le idee dei due citati, quanto che Bloomberg abbia pensato di inserire nel suo forum due figure definite “di centro”, cioè, e qui in particolare ci riferiamo a Kissinger, quel mondo realista che ha sostenuto Trump in questi anni.

Evidentemente Bloomberg e il suo ambito vogliono interagire con queste figure, che pur sostenendo il “ribelle” appartengono di diritto all’élite, nel tentativo di coinvolgerle, dopo la sconfitta di Trump, nel consesso globale che dovrà forgiare il futuro.

Ritorno al Futuro

Un tentativo reale, ma allo stesso tempo non troppo interessato, dato che, come confida Bloomberg al suo amico Ignatius, il “centro”, di cui tali figure sono esponenti, è mobile e sempre sfuggente (sottinteso che l’estremo, il disastro geopolitico – guerra o altro – , è ineluttabile).

Di interesse anche lo slogan (azzeccato) coniato da Ignatius per fotografare il momento geopolitico che stiamo vivendo e che l’assise denota: Ritorno al futuro… viene in mente Tenet, il recente film di Christopher Nolan, al quale dedichiamo una nota (cliccare qui).

Questa la situazione. La rivolta è stata, al momento, repressa, Ora tocca chiudere la parentesi Brexit, ribellione analoga a quella di Trump. Ma il premier britannico Boris Johnson è corso ai ripari, riconoscendo Biden presidente e convocando Bill Gates, esponente del Futuro, per chiedere consigli sul coronavirus.

 

(1) Ignatius scrive proprio “padroni dell’Universo” (the masters of the universe), tale il delirio di onnipotenza di tale ambito, che non si contenta del titolo di padroni del mondo, ma dell’universo tutto, follia gnostica di chi si crede e si fa Dio…