7 Novembre 2020

Usa: presidenziali in stile Bielorussia

presidenziali, Trump & BidenA Filadelfia Joe Biden ha preso tra l’80 e il 90% % dei voti (Philadelphia Inquirer), una percentuale ancora maggiore di quella ascritta a Lukashenko nelle presidenziali bielorusse (80%). Se si considera che la città ha una popolazione di un milione e mezzo di abitanti, cioè più di un decimo della popolazione bielorussa, il paragone-campione risulta non indebito.

Peraltro la percentuale bulgara di Filadelfia pesa parecchio, dato che, come avevano avvertito tutti gli analisti, è proprio nella Pennsylvania, di cui Filadelfia è la città più importante, che si decide la sorte delle presidenziali.

Tale massiva vittoria avrà una spiegazione piana, ma agli occhi dei repubblicani sembra avere una spiegazione dubbia.

Essi, infatti, al di là del caso di Filadelfia, parlano di brogli diffusi, sui loro blog appaiono denunce pesanti di irregolarità, con documentazioni allegate, vere o false che siano.

È materia controversa, ci limitiamo a registrare quanto è avvenuto quando ormai le urne vanno a chiudersi, alzando sugli scudi il futuro imperatore Joe Biden.

Denunce e censure

Trump denuncia brogli, prendendo forse per vera la gaffe-battuta di Biden, che in campagna elettorale aveva annunciato che i democratici si apprestavano a realizzare la “più grande e inclusiva frode elettorale” della storia degli Stati Uniti.

Il presidente ha fatto ricorsi, ma trovare un giudice che gli dia ragione sarà dura: anche la Corte Suprema, benché a maggioranza repubblicana, avrà tante e tali pressioni da rendere arduo un eventuale ribaltamento della situazione, sempre se ci sia materia perché avvenga.

Anche in questo c’è analogia con quanto sta avvenendo in Bielorussia, dove l’opposizione al potere denuncia un’imponente frode elettorale, chiedendo il ribaltamento dell’esito delle presidenziali, favorevole a Lukashenko.

Le parti sono invertite, certo, dal momento che negli Usa a denunciare le frodi non sono le forze di opposizione, ma il presidente, ma è un’inversione solo apparente, ché il Potere non abita la Casa Bianca, ma l’opposizione.

Biden, infatti, è sostenuto dall’oligarchia finanziaria, dai media mainstream, dagli apparati di sicurezza e dalle Big Tech. Il Sistema, dunque, che ha subito la variabile Trump nel 2016 e ora la espelle come corpo estraneo dalla stanza dei bottoni.

Altra analogia la si può trovare nella copertura mediatica della denunce di frode, con Trump censurato pesantemente dai media, come avviene in Bielorussia per le opposizioni, con la punta sconcertante di ieri, quando le Tv hanno oscurato la sua conferenza stampa, come se a parlare non fosse il presidente degli Stati Uniti, ma un Quisling qualsiasi.

Ragione della censura è il fatto che le denunce di Trump non sono motivate: vero o falso che sia, starebbe ai cittadini americani decidere come accogliere quelle accuse, che taluni troveranno spregevoli, altri no.

In tal modo il Grande Fratello si è eretto a giudice non solo dell’informazione, ma delle elezioni stesse in nome e per conto dei cittadini americani e delle autorità preposte al giudizio.

Peraltro, anche quando si è accusato Lukashenko di frodi elettorali, nessuno dei media che accreditava le accuse portava prove a riscontro, né per questo hanno omesso di darne notizia, anzi…

Pretesa indebita, quella dei media, peraltro non confortata da asserite capacità di discernimento, come denota l’errore reiterato sui sondaggi pre-voto, con gli abissali vantaggi attribuiti a Biden svaporati alle urne.

Biden, il presidente pandemico

Il Sistema si è chiuso, e se certo Trump troverà qualche contentino, come il riconteggio delle schede in taluni Stati, è difficile che possa ribaltare. Peraltro lo smantellamento e le pulizie dei seggi renderanno ancor più difficili eventuali accertamenti.

Trump ci spera ancora, ma già alcuni repubblicani lo stanno abbandonando. In fondo loro conservano il seggio e già iniziano a pensare al futuro del partito.

Iniziano già a emergere voci per portare sugli scudi del partito Nikki Haley, la “feroce“, come da titolo che campeggia ormai da anni sul (defunto?) media neocon Weekley Standard (peraltro la Haley è accusata da Trump junior di aver sabotato la campagna del padre).

Il futuro dei repubblicani potrebbe appartenere a loro, ai neocon, che con i liberal hanno vinto questa partita (a meno di improbabili sorprese), come denota anche il subitaneo placet per Biden della vedova del superfalco John McCain.

Si iniziano anche a contare allo scopo i numeri della Camera e del Senato, per capire quanto peserà tale ambito nel futuro degli Stati Uniti: se avranno il Senato, come sembra, sarà più difficile, ad esempio, per Biden far tornare gli Usa nell’accordo sul nucleare iraniano, come da dichiarazioni pregresse.

Oggi Biden si dichiarerà presidente degli Stati Uniti, forzando la mano, dato che le controversie legali sono in corso.

D’altronde lo può fare, dati i numeri, ed è sicuro del suo: il suo destino, infatti, è in mano al Sistema, che lo sta difendendo dai tentativi di Trump di toglierli la corona e lo guiderà nel suo ponderoso compito, a meno che non si stanchi e lo scarichi in favore della sua più consona vice, Kamala Harris.

Biden è il “presidente pandemico”, ché senza il coronavirus non sarebbe mai stato eletto. Virus che ora sembra sia esploso a bomba alla Casa Bianca, infettando i membri dello staff di Trump impegnati a coordinare i ricorsi. Piove sul bagnato.

 

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