4 Novembre 2020

Netanyahu si prepara all'eventuale vittoria di Biden

I risultati delle elezioni Usa tardano a venire, come avevamo scritto nelle nostre note, né al momento si possono far previsioni date le tante variabili in campo, sia sul conteggio dei voti, sia su eventuali, probabili, ricorsi. Ce ne occuperemo quando il polverone inizierà a dissiparsi.

Interessante una nota di Haaretz su una possibile, e ancora eventuale, convivenza di Netanyahu con Biden. Nella nota si ricorda il feeling con Trump, più di facciata che reale, sulla politica estera Usa riguardante il Grande Medio oriente, dipanata secondo un copione che Bibi “ha aiutato a scrivere”.

Il premier israeliano, che ha buoni informatori, crede che Trump sia destinato a perdere e i giorni a lui propizi  siano così “finiti”. E già si prepara alla nuova presidenza, che si annuncia ostile.

Presidenti “ostili”

Haaretz ricorda che egli ha già avuto a che fare con presidenti ostili. Ha convissuto con Bill Clinton – forse decisivo alla sua momentanea uscita di scena -, ma soprattutto con Obama, col quale ha intrecciato le spade, fino ad arrivare alla rottura aperta quando questi siglò l’accordo sul nucleare iraniano.

Tale rottura gli permise di presentarsi all’opinione pubblica israeliana come un eroe della resistenza, avendo resistito a un presidente Usa oppositivo agli interessi del suo Paese.

“Non importa – scrive Haaretz – che sotto Obama i livelli di condivisione dell’intelligence e gli aiuti militari a Israele abbiano raggiunto livelli senza precedenti e, contrariamente alle aspettative, la seria pressione per fare significative concessioni ai palestinesi sia diminuita dopo un paio d’anni. La narrativa che Netanyahu abbia coraggiosamente tenuto testa a Obama per otto anni ha preso piede in Israele e lo ha sostenuto elettoralmente fino all’arrivo di Trump”.

Così, mentre mentre si prepara a rapportarsi con il vice-presidente di Obama, Netanyahu “sta già rispolverando la stessa strategia”, anche se Biden, al contrario di Obama, può vantare rapporti pregressi con Israele e non ha come secondo nome Hussein.

“Netanyahu – riferisce una fonte del Likud – conosce Biden da decenni e comprende la politica americana abbastanza bene da rendersi conto che non potrebbe esserci un ticket democratico più filo-israeliano di quello Biden-Harris“.

Eroe della resistenza

Ma la sua priorità è quella di dimostrare agli israeliani che sia meglio che con tale ticket abbia a che fare lui piuttosto che i suoi avversari. Da qui la necessità di insistere sulla fragilità di Biden, che lo espone a manipolazioni da parte dell’ala più estrema e “antisemita” dei democratici.

Non solo, dato che sembra che i repubblicani perdano il Senato, dove abbondavano i neocon coi quali Netanyahu ha un feeling particolare, potrà far apparire ancor più minaccioso il volto dell’alleato americano.

“È il momento in cui ha bisogno di far sembrare più minacciosi possibili i centri di potere di Washington, così da convincere gli israeliani a pensare che solo lui è in grado di affrontare” tale sfida.

Detto questo, la strategia potrebbe non funzionare più: la disastrosa gestione della pandemia lo avrebbe reso inviso all’opinione pubblica del suo Paese e ciò lo condannerebbe ad abbandonare il potere.

Abbiamo riportato le osservazioni di Haaretz sia perché riferisce la percezione di Netanyahu sull’esito delle elezioni Usa, importante perché egli ha fonti negate ad altri, sia per il cenno sul rapporto tra il ticket Biden-Harris e Israele, ma anche sulle prospettive di tenuta di Netanyahu in caso di una sconfitta di Trump.

C’è un punto che Haaretz non riferisce, e che invece appare importante: la comunità ebraica americana è divisa e conflittuale tanto quanto quella israeliana, ma quella che ha appoggiato Biden, oppositiva alle politiche di Netanyahu, è molto più forte di quella che ha fatto la scelta opposta. E questo pesa.

La fragile, eventuale, vittoria di Biden

Non solo, c’è da vedere, sempre se Biden vince, se sarà in grado di durare. In un’intervista rilasciata a Russia Today, l’avvocato di Trump Rudy Giuliani ha rilasciato dichiarazioni interessanti.

La prima è che la Commissione creata recentemente dallo speaker della Camera Nancy Pelosi, chiamata a valutare la salute mentale del presidente, se apparentemente aveva lo scopo di defenestrare Trump, potrebbe invece essere usata per detronizzare Biden, che in questa campagna elettorale ha mostrato così poca lucidità da far pensare molti che le accuse dei repubblicani su una sua possibile demenza senile siano non del tutto infondate.

Non solo, Giuliani ha ricordato le accuse che gravano sul figlio Hunter, che coinvolgono anche il padre. Tali accuse, secondo l’avvocato di Trump, censurate dai media mainstream e dai social, riemergeranno in seguito, alimentate dagli stessi ambiti che le hanno tacitate, costringendo Biden alle dimissioni.

In realtà, potrebbero anche darsi le due ipotesi intrecciate: il ritorno della valanga di fango contro Biden sarebbe imparabile, così gli verrebbe fatta la proposta di un’uscita di scena meno umiliante, con un allontanamento per demenza senile.

Solo ipotesi, ma da tenere presente in attesa che giungano i risultati delle elezioni Usa, che potrebbero smentire le percezioni di Netanyahu. Trump ha parlato di frodi elettorali ed è stato censurato. In realtà, in una delle tante gaffe, ne aveva accennato anche Biden, spiegando che i democratici si accingevano a realizzare la più grande “frode elettorale” della storia americana. Vedremo.

 

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