30 Ottobre 2020

Il Terrore

La strage di Nizza fa tornare sugli scudi lo scontro di civiltà. Molti, anche autorevoli, hanno preso posizione per una resa dei conti con l’islam, minaccia irriducibile dell’Occidente cristiano.

Val la pena, allora, ripercorrere le orme della guerra siriana, per ricordare come i media mainstream abbiano alimentato, e alimentano, la narrazione di una ribellione contro il despota Assad, per ora frenata.

I liberatori erano proprio quelle milizie salafite arruolate nel magmatico mondo sunnita che Macron nel suo alto discorso (vedi nota) aveva finalmente annoverato tra i radicali estremisti.

E se esistono ancora cristiani in quella nazione lo si deve ad altri islamici, quelli che combattevano per difendere la loro terra dalle orde salafite tanto care ai politici e media d’Occidente, e agli sciiti di hezbollah, il cui ingresso in guerra a fianco di Damasco ha evitato che la Siria si trasformasse in un Salafistan.

Questi prima, e poi i russi, trattati come reprobi e sanzionati dallo stesso Occidente. Quando sono entrati in Siria hanno mostrato al mondo gli interminabili convogli di autocisterne che portavano il petrolio dalla Siria in Turchia, grazie a riprese aeree condotte con droni e aerei.

Convogli rimasti stranamente invisibili ai droni e ai jet Usa che pure da prima scandagliavano le stesse aree.

Acconto ai salafiti, al Qaeda, quella che ancora presidia la regione di Idlib, che Damasco ha tentato di liberare, fermata dall’Occidente scesa in campo per salvare i ribelli attaccati, nulla importando che essi tiravano missili sui civili d’intorno.

Tutto l’Occidente, Stati Uniti in testa, ha fatto il tifo contro Assad per i salafiti – che hanno fatto strage ieri a Nizza e prima altrove, in Europa -, i cosiddetti ribelli moderati come li chiamavano per evitare l’ovvio discredito.

L’America gli ha anche mandato armi, tante armi, passate di mano in mano nella canea assassina. Ha addestrato pure tanti di quei miliziani, moderati prima, estremisti poi.

Poi è arrivato l’Isis, scagliato a bomba contro Assad. In un audio sfuggito alla segretezza, l’allora capo del Dipartimento di Stato John Kerry racconta di come la Russia sia entrata in campo prima che l’Isis diventasse inarrestabile.

Noi, invece, gli americani intende Kerry, “Abbiamo visto che [lo Stato Islamico, ndr.] si stava rafforzando e abbiamo pensato che Assad fosse così ancor più minacciato”.

Una conversazione pubblicata sul Washington Examiner, non un giornale scandalistico, in un articolo che spiega l’audio: “Obama sperava di usare lo Stato Islamico come leva contro Assad, rivela John Kerry”.

Non solo, sulla Siria si possono agevolmente leggere i documenti rubati da un team anonimo di hacker all’apparato militare britannico, file che raccontano di come Londra abbia sostenuto e armato i ribelli siriani salafiti (per inciso, tante delle stragi europee sono state fatte da miliziani “di ritorno”).

È grazie a queste connivenze, a queste criminali ambiguità, che il mostro del Terrore islamico ha potuto dilagare. Grazie, per esempio, alla guerra libica, che ha devastato un Paese che faceva argine all’estremismo islamico, dilagato dopo la sua “liberazione” da parte della Nato (il gridolino di “entusiasmo” di Hillary Clinton, che oggi conciona di libertà e di parità dei sessi, alla notizia del barbaro assassinio di Gheddafi, è emblematico di questa perversione).

In tempi più recenti si può ricordare il giubilo con il quale tanto mondo occidentale ha reagito al proditorio assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani.

Su tale omicidio, ordito dal Consigliere per la sicurezza nazionale Usa John Bolton in nome e per conti degli ambiti che da sempre sostengono lo scontro di civiltà, ebbe a scrivere l’ex agente speciale dell’Fbi Ali H. Soufan sul  New York Times, ricordando del ruolo cruciale avuto dal generale iraniano nella guerra contro l’Isis.

Così concludeva la nota sul suo assassinio: “il danno è fatto. Senza un importante raffreddamento delle tensioni, una rinascita jihadista potrebbe ora essere quasi inevitabile”. Inevitabile, appunto.

Così veniamo alla guerra in Iraq, quando cristiani – ché tanti soldati e comandanti dell’esercito Usa erano battezzati – devastarono un Paese e con questo il mondo, come da conclusioni della Commissione d’Inchiesta britannica guidata da sir John Chilcot, che documentò come quella guerra avesse favorito il dilatarsi del Terrore, Isis compreso.

Nel commentare quella guerra, Ron Paul, politico Usa di libera coscienza, ha scritto che la pubblicazione dei rapporti di Wikileaks “ci ha mostrato in modo dettagliato e sporco che l’attacco degli Stati Uniti era una guerra di aggressione, basata su bugie, in cui centinaia di migliaia di civili furono uccisi e feriti”.

“Abbiamo appreso che le forze armate statunitensi hanno classificato chiunque uccidevano in Iraq come ‘combattente nemico’. Abbiamo appreso che più di 700 civili iracheni sono stati uccisi per essersi avvicinati troppo a uno dei tanti  checkpoint militari statunitensi, comprese le donne incinte che si precipitavano in ospedale”.

“Abbiamo appreso che il personale militare degli Stati Uniti consegnava regolarmente i ‘detenuti’ alle forze di sicurezza irachene, che li avrebbero torturati e spesso uccisi”.

Non solo, abbiamo “premiato i criminali. Persone che consapevolmente ci hanno mentito sulla guerra, come Dick Cheney, George W. Bush, gli ‘esperti’ neocon di Beltway e la maggior parte dei media, che non hanno dovuto affrontare né punizioni né vergogna professionale per quanto fatto. Anzi, ne sono usciti senza problemi e molti hanno persino prosperato”.

Prosperano, e sono ancora i padroni della narrazione, sia delle guerre sia del Terrore, che raccontano e spiegano come affrontare. Loro, che l’hanno creato, e accompagnato in questi anni.

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