28 Ottobre 2020

La pandemia e le piazze

La seconda ondata del coronavirus è tsunami che travolge vite e destini, con effetto in crescendo. E sarà lunga: i vaccini arriveranno presumibilmente a dicembre (ma per saperne di più occorre aspettare le elezioni americane).

Ma pur se a dicembre, la produzione e la somministrazione dureranno tempo: comprese ad affrontare la pandemia, approcciata senza alcun programma se non quelli provvisoriamente aleatori, né la Sanità, né la Politica sembrano aver messo in campo ipotesi reali per un’operazione tanto complessa e articolata.

Difficile ipotizzare che la vaccinazione possa risolvere il problema prima del consumarsi della seconda ondata, forse in qualche Stato europeo o negli Usa potrebbe alleviarne la coda finale, se le categorie a rischio saranno messe in sicurezza in breve. Vedremo.

Le piazze

Alle difficoltà proprie della prima ondata se ne sono aggiunte altre, con l’intensificarsi e l’allargarsi dello scontro sociale, prima sporadico e circoscritto a qualche Paese.

Scontri suscitati dall’incapacità dei governi e della Sanità di far fronte a un evento atteso, ché la seconda ondata era ovvia.

Ciò vale per l’Italia come per l’Europa, un po’ meno per la Germania che può disporre di fondi – grazie ai soldi predati al resto d’Europa in questi anni – e di un’organizzazione un po’ più efficace, oltre che di una coesione politica che aiuta a sedare le piazze.

Gli scontri sembrano destinati a perdurare. Al tempo, su Piccolenote abbiamo dato conto dello studio dell’Istituto Rockefeller del 2010, volto a prospettare lo sviluppo del settore tecnologico e a immaginarne eventi che l’avrebbero favorito.

Uno degli eventi in questione, vi si legge, è appunto lo scatenarsi di una pandemia globale causata da una “nuova variante influenzale”. Il capitolo riguardante tale pandemia si intitola “Lock Step”, titolo che oggi, dopo il Lockdown globale, sappiamo reale.

Il Lock Step

Il virus, si legge nella profezia, travolge il sistema sanitario di tutti i Paesi, anche i più sviluppati, con conseguenze sulla produzione e sulle “catene di approvvigionamento globali”.

Le autorità sono costrette a imporre “regole e restrizioni stringenti, dall’uso obbligatorio delle mascherine ai controlli della temperatura corporea agli ingressi di spazi comuni come stazioni ferroviarie e supermercati”.

A causa delle restrizioni “negozi e uffici normalmente affollati sono rimasti vuoti per mesi, privi di dipendenti e clienti”.

All’inizio, continua il documento, tale controllo è ampiamente accettato, infatti “i cittadini hanno volontariamente rinunciato a una parte della loro sovranità – e della loro privacy – […] in cambio di una maggiore sicurezza e stabilità”.

Anzi sono “persino desiderosi di seguire le istruzioni calate dall’alto e di essere controllati”, tanto che le autorità hanno grandi possibilità di manovra “per imporre l’ordine nei modi che ritengono più opportuni”.

Il conflitto sociale

Di questa puntuale e sconcertante profezia abbiamo riferito nella nota citata. La riprendiamo per aggiungervi la parte seguente, allora omessa a fini di sintesi.

Dopo alcuni anni di tale regime le cose cambiano, continua lo studio Rockefeller, con un refuso, più che un errore, rispetto alla tempistica attuale.

Nel tempo, le persone si stancano di tali restrizioni, così, in giro per il mondo, quando “gli interessi nazionali vanno in urto con gli interessi individuali, inizia la conflittualità”.

“Le proteste sporadiche diventano sempre più organizzate e coordinate, i giovani e le persone sfiduciate che hanno visto lo sgretolamento del loro status e delle loro prospettive […] alimentano disordini sociali”.

“[…] Anche coloro ai quali era risultata gradita la maggiore stabilità e prevedibilità del sistema iniziano a sentirsi a disagio e a sentirsi costretti dalle tante rigide regole e dal rigore”. E conclude sui rischi quasi inevitabili di uno sconvolgimento del sistema stesso, senza specifiche su cosa lo avrebbe sostituito.

Le Big Tech al tempo della pandemia

Insomma, le proteste sociali attuali erano previste e facevano parte dello “scenario” Lock Step, come lo definisce lo studio (non si tratta di criminalizzare le piazze, ché il pane manca e la rabbia per gli errori fatti è tanta, ma di registrare il dato).

Tale Lock Step, continua lo studio, avrebbe prodotto un salto in avanti del settore tecnologico, come infatti si sta verificando durante la pandemia, con le Big Tech padrone assolute dei Mercati.

Così, il 31 agosto 2020, sul Corriere della Sera, Fabio Savelli sintetizzava l’irresistibile ascesa del settore tecnologico in questi mesi: “La capitalizzazione di Borsa complessiva di Amazon, Google-Alphabet, Microsoft, Netflix, Facebook, Apple è superiore all’intero listino europeo delle 500 aziende maggiormente capitalizzate. Nel 2007 l’Europa valeva quattro volte di più”.

Non mancano, nello studio Rockefeller, i riferimenti agli spazi che il nuovo scenario apre alla Filantropia, come ormai è chiamata anche sui media mainstream la Grande Finanza, che in tempi di pandemia sta facendo feroce bottino.

Il coronavirus e il Draghi-virale

Tutto va come deve andare, insomma. I governi si barcamenano nei loro tragici errori, la gente scende in piazza per chiedere correttivi che non arrivano, i potenti acquisiscono ancora più potere, fuori dai radar e senza subire contestazioni di sorta, anzi, son filantropi…

Per quanto riguarda la derelitta Italia, tali filantropi stanno tentando di imporre nuovamente, con reiterazione ormai diventata virale, il nume Draghi come dominus di un governo di unità nazionale (Dagospia). Ipotesi che la pandemia e la destabilizzazione conseguente potrebbero far diventare reale.

Si spera che le forze politiche italiane, in particolare l’opposizione, cui il governo e i suoi consulenti scientifici stanno rendendo più che agevole la via della critica, sappiano evitare di soccombere a certe nefaste sirene.

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