20 Ottobre 2020

Intercept: la pericolosa deriva di Facebook e Twitter

“Il New York Post è uno dei giornali più antichi e più grandi del paese. Fondato nel 1801 […] è uno dei tre giornali statunitensi più diffusi […]. Mercoledì mattina ha pubblicato in copertina uno scoop” che è stato totalmente oscurato da Facebook e Twitter, che poi, dopo vibrate proteste, hanno optato per un’altra forma di censura, più soft, ma non meno efficace.

Da tale censura, che ha favorito la campagna elettorale di Joe Biden (vedi Piccolenote), prende spunto un articolo di Gleen Grenwald su The Intercept riguardante le  Big Tech e l’informazione.

La censura del NYP è stata accolta con favore dai democratici, registra Grenwald, ma dovrebbe invece far scattare un allarme bipartisan perché lo schieramento dei due colossi dei social network per Biden è parte di un problema che va ben oltre l’attuale campagna elettorale.

Ciò che interpella è il ruolo dominante che le Big Tech hanno assunto nel settore dell’informazione e la mancanza di limiti e regole in un ambito tanto cruciale.

Evocare la libertà di intrapresa, brandita dai libertari di sinistra, per impedire che lo Stato imponga regole al modo con cui esse gestiscono il flusso dell’informazione è del tutto inaccettabile, secondo Grenwald. Riportiamo alcuni passaggi dell’articolo.

Il controllo della narrazione

“Nel suo editoriale del New York Times dello scorso ottobre, Matt Stoller, uomo di sinistra ed esperto del potere dei monopoli, ha descritto Facebook e Google come ‘monopoli globali che dominano la pubblica opinione’ e ha denunciato come la politica bipartisan e le modifiche alle norme preesistenti, che hanno eliminato le protezioni antitrust, hanno conferito ai due giganti della tecnologia ‘una radicale centralizzazione del potere sul flusso delle informazioni’. E ha avvertito che questo consolidamento senza precedenti del controllo delle nostre informazioni è prossimo a innescare ‘il collasso del giornalismo e della democrazia‘”.

[…] “La combinazione di Facebook, Google e Twitter controlla le informazioni ricevute da un numero enorme di americani, ha scoperto Pew Research. ‘Facebook è ancora di gran lunga il sito che gli americani usano più comunemente per ricevere notizie'”.

“Circa quattro americani su dieci (43%) ricevono le notizie tramite Facebook. Il secondo sito utilizzato è YouTube [di proprietà di Google], dal quale ricevono notizie il 21% degli americani, seguito da Twitter che interessa il 12% degli stessi”.

E però, “sebbene Twitter sia ancora al di sotto di Facebook in termini di numero di utenti, un rapporto del 2019 ha rilevato che ‘Twitter è il social network più usato dai giornalisti, lo usa infatti l’83% di questi’. La censura di una storia da Twitter ha quindi un impatto sproporzionato, nascondendo [le notizie] alle persone che determinano e modellano l’informazione”.

“[…] La stretta mortale che queste società esercitano sulla nostra informazione è così dominante che la loro censura equivale a un’efficace soppressione delle notizie”.

Il super-editore insindacabile

La preoccupazione di Grenwald, dunque, non è solo diretta agli utenti dei social, ma anche all’erosione alla libertà di stampa, pilastro della democrazia americana (e non solo).

Il potere di censura, insindacabile, che negli ultimi tempi hanno avocato a sé i social, mina proprio tale libertà, dato che sono Facebook e Twitter a decidere a quali notizia dare spazio e a quali no.

“Vogliamo davvero – s’interroga Grenwald – che Facebook diventi una sorta di super-editore dei media e del giornalismo statunitense, decidendo quali informazioni siano adatte all’opinione pubblica americana e quali debbano essere nascoste, nonostante tali notizie siano state prodotte da schiere di giornalisti e la loro pubblicazione sia stata approvata dagli editori dei mezzi di comunicazione reali?”.

Tale censura, peraltro, non è applicata su larga scala, cioè sulle tante fake news, e tanto altro, che circola sui social. Infatti, “Twitter non è contrario ai materiali compromessi e Facebook non è contrario alle notizie di dubbia provenienza. Si oppongono ad essi solo quando disturbano i potenti. Quando saranno quei centri di potere a diffondere tale materiale, daranno loro, invece, agio di farlo”.

Strumenti del potere

[… ] Facebook non è un genitore benevolo, gentile, compassionevole o un attore sovversivo e radicale che gestisce le informazioni per proteggere i deboli e gli emarginati”. Esso, invece, fa “quasi sempre esattamente l’opposto: protegge i potenti da quanti cercano di minare le istituzioni d’élite e rifiutano le loro ortodossie”.

Ciò perché “i giganti della tecnologia, come tutte le società, sono tenuti per legge ad avere un obiettivo fondamentale: massimizzare il profitto degli azionisti. Così useranno sempre il loro potere per propiziarsi coloro che percepiscono come i detentori del maggiore potere politico ed economico”.

[…] “L’evidente errore che si trova sempre al centro dei sentimenti pro-censura è la convinzione ingenua e delirante che la censura sarà impiegata solo per sopprimere le opinioni che non piacciono, ma mai le proprie”.

“Uno sguardo anche superficiale alla storia e una minima comprensione di come funzionano questi giganti della tecnologia rivela immediatamente la follia” di questa convinzione.

Urgono correttivi. Ma, nonostante gli allarmi, i governi procedono con lentezza e cautela, dato lo strapotere delle Big Tech, che può incenerire chi troppo si avvicina. Da vedere se e come evolveranno le cose.