16 Ottobre 2020

Gli Usa: il gendarme armato non più necessario

“L’America non ha motivi per essere così potente”. Così il titolo di un articolo di  

L’esperienza recente mette in evidenza che “le guerre americane hanno portato il caos in tutto il Medio Oriente” e “molti americani non capiscono più perché il loro Paese dovrebbe sorvegliare il mondo“.

Tale prospettiva, scrive  appartiene al passato, aggiungendo chela supremazia militare statunitense è sopravvissuta al suo scopo originale“.

L’idea di fare degli Stati Uniti una superpotenza militare proiettata sul mondo nasce agli inizi della Seconda guerra mondiale e prima ancora che il Giappone attaccasse Pearl Harbour.

Ancor prima di quell’attacco, infatti, “i leader statunitensi stavano già immaginando di fare dell’America la superpotenza preminente dell’epoca a venire”.

Quando l’America s’immaginò superpotenza

Tutto nasce dal crollo dell’Europa sotto il dominio nazista, una tragedia che indusse i leader Usa a fare del loro Paese un potenza militare: “Il Congresso approvò rapidamente un progetto per un imponente potenziamento militare, la prima bozza in assoluto in tempo di pace”.

Non fu tanto il pericolo di un’invasione nazista, ipotesi più che improbabile, a determinare la scelta, quanto la politica espansiva dell’Asse che rischiava di isolare l’America.

“L”America sarebbe diventata ‘un’isola solitaria in un mondo dominato dalla filosofia della forza’, dichiarò il presidente Franklin D. Roosevelt nel giugno 1940. Un simile destino, avvertì, avrebbe lasciato il popolo americano ‘rinchiuso in una prigione, ammanettato, affamato e nutrito attraverso le sbarre giorno per giorno dai padroni sprezzanti e spietati degli altri continenti'”.

L’America, voleva invece “interagire ed effettuare scambi commerciali in tutto il mondo e intendeva determinare la direzione della storia mondiale”. Ed era proprio tale “visione espansiva” a essere messa in pericolo dall’Asse.

Tale prospettiva fu identificata nel ’41 da Hanson Baldwin come “il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti e dell’Impero britannico”.

Come osservò il magnate dell’editoria Henry Luce nel suo saggio che annunciava “Il secolo americano”: ‘”Le tirannie possono richiedere una grande quantità di spazio vitale. Ma la libertà richiede e richiederà uno spazio vitale molto più ampio della Tirannia’”.

La superpotenza non più necessaria

L’idea del dominio anglo-britannico, fondata sulla necessità di contenere la tirannia e, insieme, accrescere lo spazio della libertà e del commercio, si prolungò nel dopoguerra in reazione all’espansionismo sovietico.

Così Finché i totalitari hanno perseguitato la terra, minacciando di chiudere i rapporti liberali e sovvertire l”ordine mondiale’, gli Stati Uniti hanno mantenuto una logica coerente e fondante la loro costosa ricerca del predominio armato: meglio noi di loro”.

Ma quando l’Unione Sovietica è crollata, i leader e gli apparati Usa non hanno pensato affatto a ridurre il loro impegno e i contingenti militari sparsi nel mondo. “Al contrario, li hanno estesi. Il sogno originario del 1945 – di un mondo unito sotto la supervisione americana e secondo idee americane – sembrava essersi finalmente realizzato”.

Fu il “nuovo ordine mondiale” proclamato da George W. Bush all’inizio della guerra contro l’Iraq. Nessuno avrebbe potuto sfidarne il primato e limitarne gli spazi di libertà, “non importa quanto i leader statunitensi abbiano gonfiato le potenzialità di stati deboli identificandoli come ‘l’asse del male’ o la minaccia terroristica identificandola come ‘islamofascismo’: quella supremazia era ed è rimasta salda”.

Al contrario, “all’inizio del 21° secolo, se un potere ha cercato il dominio del mondo, costringendo gli altri e infrangendo le regole, sono stati gli Stati Uniti”.

“Oggi gli Stati Uniti dispiegano truppe in più di 170 Paesi (1). Le sue forze armate operano contro il terrorismo in circa il 40% delle nazioni del mondo. Decine di Paesi sono oggetto di sanzioni statunitensi”.

La Cina: l’avversario necessario

Ma adesso “i leader di entrambi i partiti identificano la Cina come l’avversario che mancava agli Stati Uniti: una forza espansiva e cripto-totalitaria il cui contenimento potrebbe restituire uno scopo al potere americano”.

In realtà, spiega

Ora “entrambi i candidati alla presidenza vorrebbero ardentemente ripristinare la  potenza americana come fossimo ancora nel 1945 – Trump con i suoi peana ai generali Patton e MacArthur, Biden con il suo impegno a difendere l”ordine internazionale liberale del dopoguerra’”. Ma, evidentemente, secondo 

“C’è stato un tempo – conclude  in cui gli americani credevano che il dominio armato ostacolasse e corrompesse il loro vero impegno nel mondo ed era lungi dall’essere il suo fondamento. Quell’intuizione è stata sepolta [..]. Ma forse non è del tutto perduta”.

(1) I Paesi membri dell’ONU sono 193, ai quali si possono aggiungere 15 tra Stati ed entità geopolitiche con relativo o nessun riconoscimento internazionale, per un totale di 208.

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