14 Ottobre 2020

L'oligarchia della Finanza o del feudalesimo prossimo venturo

Mentre per le moltitudini il coronavirus è flagello, per pochi ricchissimi ha rappresentato un’opportunità per nuovi guadagni. Non vorremmo ironizzare su tale scandalo, ma il modo in cui i professionisti della PWC (PricewaterhouseCoopers, una società di consulenza finanziaria) si adoperano per descrivere l’incredibile incremento dei patrimoni e delle ricchezze dei moderni Paperoni non può non strappare un sorriso.

Il report Billionaires Insights 2020 pubblicato di recente dalla PWC e da UBS (Unione della banche svizzere) documenta ciò che tutti già sapevamo. Nonostante (ma forse dovremmo dire “grazie a”) la crisi senza precedenti creata dalla pandemia “la ricchezza totale dei miliardari ha raggiunto 10,2 trilioni di dollari alla fine di luglio 2020, toccando un nuovo massimo… un picco che supera il precedente, del 2017, di 8,9 trilioni di dollari”. 

Giusto per chiarezza, per chi, come noi, ha poca dimestichezza con questi ordini di grandezza, un “trilione” è equivalente a mille miliardi. Quindi stiamo parlando di oltre 10mila miliardi di dollari in mano a poco più di 2000 persone.

L’incremento più massivo si è registrato nel ramo della “technology&health” (tecnologia e sanità), con guadagni che fanno impallidire le pur ragguardevoli crescite di altri settori, il che è facilmente spiegabile con le esigenze di questo periodo.

“Questo è un momento chiave nella storia economica – dettaglia il report -, un periodo di eccezionale distruzione creativa schumpeteriana. Scienziati, programmatori di computer e ingegneri stanno rivoluzionando le industrie a un ritmo mai visto prima e stanno avendo un profondo impatto sull’intera economia globale”.

Il richiamo del testo è all’economista austriaco Joseph Schumpeter, al quale si deve l’idea di una fase economica “creativa” che distrugge quella precedente (ad es., i produttori di automobili che prendono il posto delle imprese che fabbricavano carrozze).

Il processo attuale, causato dal Covid-19, sta avvenendo a un ritmo “mai visto prima” e, come facilmente intuibile, con conseguenze che “non si sono mai viste prima“.

Appare evidente che tali conseguenze non preoccupano affatto questa élite di miliardari, che invece si interroga sul proprio ruolo nella nuova situazione. E il ruolo che si propone è quello di accrescere il proprio impegno filantropico, già oggetto di laudi sperticate dai media internazionali.

Non però un impegno casuale, ma qualcosa di più complesso: “Questa crisi ha ribadito l’importanza di utilizzare il nostro ‘scopo’ e i nostri ‘valori’ come ‘principi guida… Non si tratta di cosa potremmo fare, ma cosa dovremmo fare per aiutare chi ci circonda. Ha anche fornito un ottimo esempio alla nostra prossima generazione su come utilizzare questi principi per il miglioramento della società”. 

“Questo potrebbe essere l’inizio di un file ‘alba nuova’. Quali sono le sue caratteristiche distintive? Un aumento quantitativo della filantropia. Una filantropia più strategica […]. E un maggiore utilizzo della tecnologia, in particolare attraverso investimenti diretti verso la tecnologia pulita”.

“La nostra ricerca mostra che i miliardari stanno dando (filantropicamente) più che in qualsiasi momento della storia (sic)… l‘impennata ricorda i primi decenni del XX secolo, il tempo della Seconda rivoluzione Industriale, quando fiorì il rapporto tra capitalismo americano e filantropia e furono investite fortune nel sostenere la creazione di opportunità attraverso scuole, università, biblioteche e centri di ricerca…”.

“È l’inizio, ma i miliardari potrebbero essere a un punto di svolta, mettendo rinnovata energia e ricchezza nell’affrontare i problemi ambientali e sociali che la pandemia e le recenti catastrofi naturali hanno evidenziato. Diversi segni suggeriscono questo”.

Nessun palpito per la scandalosa forbice economica che la pandemia ha accentuato, nessun correttivo suggerito, anzi. Nessuno scandalo che i soldi che avrebbero potuto essere investiti per alleviare le sofferenze dei molti siano finiti nel portafoglio dei pochi, che possono godere delle elusioni fiscali dei paradisi appositi, negati ai più, e che possono investire in filantropia esentasse.

Solo l’esortazione a quanti hanno profittato della tragedia globale, affinché ora siano così buoni da usare i propri beni per ricreare un mondo più pulito.

Un’alba nuova di un mondo nuovo. Il “loro mondo”, plasmato grazie alla distruzione dei destini delle moltitudini, dove i pochi saranno sempre più ricchi e le moltitudini potranno al massimo godere della loro beneficenza.

Un nuovo feudalesimo, nel quale le entità statali, la politica, rappresentano un vuoto teatrino al quale la signoria globale potrebbe concedere di sopravvivere o meno e che ha come principio fondante quello di non turbare l’attuale sistema.