14 Settembre 2020

Coronavirus a Los Angeles già nel dicembre 2019?

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Il Coronavirus circolava a Los Angeles nel dicembre 2019 prima che l’Organizzazione Mondiale della Sanità fosse a conoscenza di un insolito gruppo di casi di polmonite a Wuhan, in Cina? Sì, secondo una nuova analisi delle cartelle cliniche degli ospedali e delle cliniche gestite dall’Università della California di Los Angeles.

Karen Kaplan riferisce in un pezzo del 10 settembre del Los Angeles Time che “i ricercatori dell’UCLA (l’Università della California di Los Angeles, ndr.) e i loro colleghi dell’Università di Washington hanno documentato un incremento di pazienti che richiedevano cure per la tosse”. Un aumento iniziato a dicembre 2019 e protratto fino alla fine di febbraio.

Il LAT ricorda come il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive Usa ha affermato che il Coronavirus aveva raggiunto gli USA a metà gennaio. Ma, secondo la ricerca, i medici dell’Ucla potrebbero aver già trattato decine di pazienti affetti da COVID-19 a loro insaputa.

Il team che ha realizzato lo studio, guidato dal Dr. Joann Elmore, dell’UCLA, ha analizzato le visite ambulatoriali, quelle al pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri presso le strutture gestite dall’Ucla stessa da cinque anni a questa parte (rispettivamente, 9.5 milioni di pazienti, 575mila visite e 250mila ricoveri).

Nelle 13 settimane che vanno dal 1° dicembre 2019 al 29 febbraio 2020, si sono registrati circa 1.047 pazienti in più rispetto alla media dei pazienti che hanno avuto la tosse nei cinque anni precedenti nello stesso periodo.

Analogamente, i ricercatori hanno verificato che i pazienti che sono ricorsi al pronto soccorso in questi tre mesi per problematiche respiratorie sono stati circa 514 in più rispetto alla media dei cinque inverni precedenti.

Anche la ricerca delle cartelle cliniche ha portato alla luce che i pazienti ricoverati in questo periodo per insufficienza respiratoria acuta sono stati 1.138, circa 387 in più rispetto alla media dei cinque inverni precedenti.

Secondo Elmore e i suoi colleghi “È possibile che parte di questa maggiorazione sia riferibile al COVID-19 prima che questo venisse diagnosticato” tramite tampone o test.

Tutto questo, secondo gli autori della ricerca, suggerisce che potrebbe “non essere inverosimile” l’idea che il coronavirus circolasse in California anche prima del 31 dicembre, quando la Commissione sanitaria di Wuhan ha annunciato per la prima volta i casi inspiegabili di polmonite.

Va da sé che per avere un’idea più precisa di quanto avvenuto negli Usa analoghi studi andrebbero condotti su più vasta scala, dato che le strutture sanitarie dell’Ucla possono fornire indicazioni minimali di un fenomeno che è lecito, dati i risultati, presumere che sia stato più diffuso.

In altre note avevamo ipotizzato che il coronavirus si fosse diffuso negli Usa prima della sua manifestazione a Wuhan (ad esempio, cliccare qui).

Note che troviamo in parte riassunte in un servizio delle Iene (cliccare qui), che risulta davvero interessante la parte dai 5 minuti in poi.

Nella parte finale, il servizio delle Iene mette in evidenza quanto avvenuto alle Olimpiadi militari di Wuhan, ma sul punto rimandiamo a una nostra nota che ci sembra un po’ più a largo raggio, dato che accenna ai tanti atleti che si sono ammalati nell’occasione (cliccare qui). Sugli atleti svedesi che si sono ammalati a Wuhan, si può leggere anche una nota di SverigeRadio.

Il mistero del coronavirus è destinato a durare tempo, dal momento che la grande politicizzazione che ne viene fatta non aiuta a chiarire origini e dinamiche.

Ps. Ripartita la sperimentazione del vaccino di Oxford. Cliccare qui per un’intervista a  Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia (che collabora con l’Università britannica), sulle dinamiche che hanno portato allo stop e sulle prospettive.