9 Settembre 2020

Stop al vaccino di Oxford. E stop a Trump

Il vaccino di Oxford va in stand by. Brutta notizia per il mondo, ma in questa sede interessa analizzarne l’impatto politico, che è dirompente. Esercizio niente affatto indebito, dato che mai una malattia è stata “Politica” come l’attuale pandemia.

Trump sperava di poter annunciare che il vaccino del Covid -19 era pronto prima delle elezioni, così da attutire l’effetto delle accuse dei suoi oppositori alla sua gestione dell’epidemia.

L’accordo delle Case farmaceutiche Usa

Su tale strada era caduta la prima tegola: la settimana scorsa le Case farmaceutiche americane hanno stipulato un accordo affinché il vaccino sia annunciato solo se ci sono prove reali della sua efficacia.

Tale accordo rende le Case farmaceutiche Usa poco propense a sbilanciarsi, anche per la grande politicizzazione che ha assunto la gestione e il contrasto al coronavirus. Poche così le speranze di annunci fausti prima delle presidenziali.

Ma Trump poteva ancora sperare nel vaccino di Oxford, che sta inseguendo da tempo. Dopo l’incidente di percorso di ieri, anche questa strada appare sbarrata.

Non solo, la caduta di Oxford, che sta lavorando con l’azienda AstraZeneca, renderà ancora più caute le sperimentazioni americane, e quindi le probabilità che qualcuna di queste faccia il gran passo prima del 4 novembre si assottigliano ancora di più.

Sfortunato Trump, dato che, come fa notare il Sidney Morning Herald: “Un giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che un vaccino contro il coronavirus potrebbe essere pronto entro poche settimane e forse prima delle elezioni presidenziali, il gigante farmaceutico AstraZeneca ha annunciato che i suoi studi clinici sarebbero stati temporaneamente sospesi, alimentando timori su una sperimentazione troppo affrettata”.

Vaccini d’Oriente e d’Occidente

Nel frattempo, la Russia ha già sviluppato un vaccino, lo Sputnik V, e sono partite le vaccinazioni a Mosca (Ria Novosti). Affrettato? Possibile che Putin, che tiene molto alla figlia, già vaccinata, e al consenso del suo popolo, abbia dato il via libera a una terapia inefficace o peggio? Possibile, secondo l’Occidente, meno per altri.

Per parte nostra, ci limitiamo a rimandare a una spiegazione ufficiale dei meccanismi del vaccino da parte dei russi, alquanto dettagliata, e a una pubblicazione di Lancet, la più autorevole rivista del settore, sull’efficacia dello stesso. Ai lettori l’ardua sentenza.

Da aggiungere che la Russia sta sviluppando anche un secondo vaccino basato su altri presupposti (Reuters), mentre è arrivata a dama anche la corsa di Pechino, che ha mostrato al mondo i suoi vaccini (France 24), anche se ancora non ha diffuso dettagli.

Non entriamo in merito alla querelle sviluppata dai virologi d’Occidente contro quelli d’Oriente, data da prospettive diverse, a volte complicate da rivalità e interessi (tanti gli interessi in gioco). Una querelle che rimanda a un quesito semplice: sono stati troppo veloci in Oriente o troppo lenti in Occidente?

Di certo si può dire che diverso è stato l’approccio. In Occidente la ricerca è stata demandata a privati, ai quali lo Stato si è limitato a indirizzare i finanziamenti del caso (massicci, come giusto che siano), e dato il sostegno a richiesta, mentre in Oriente lo Stato ha guidato e sostenuto con tutti i mezzi a sua disposizione la ricerca stessa.

Né in Oriente si è avuta la competizione tra Istituti, esperti e centri di ricerca diversi: tutto il diversificato impegno è stato canalizzato, evitando così lo straniante effetto caos che si è registrato in Occidente.

Nel caso specifico forse è stato più efficace il coordinamento che la competizione, ma anche qui ci asteniamo dal dare responsi, demandandoli ai lettori.

Il Cigno nero imperversa sulle presidenziali Usa

Al di là della digressione, che pure ha la sua importanza, e tornando alle conseguenze politiche dello stop alla sperimentazione del vaccino italo-britannico (la sperimentazione di Oxford è nata da un’iniziativa di una casa farmaceutica di Pomezia, Roma), c’è da aggiungere che tale decisione è stata determinata da un test andato male: una delle persone cui è stato somministrato il vaccino si è ammalato.

Brutta storia, soprattutto perché a Oxford erano alquanto sicuri che il loro vaccino non procurasse effetti indesiderati significativi: quella fase della sperimentazione, la seconda dopo la sperimentazione su cavie animali, sembrava infatti superata, e adesso si trattava di verificarne la reale efficacia sugli uomini.

Qualcosa è andato storto, forse la fretta o qualche calcolo errato, l’intrusione dell’imprevisto è norma nell’umana avventura. Di certo lo sconcerto è stato grande se si è deciso per una pausa di riflessione.

Al di là degli interna corporis della ricerca e della guerra virale, resta che l’idea di Trump di poter annunciare il vaccino prima delle presidenziali sembra mutarsi in chimera.

Così la pandemia è destinata a restare il suo nemico numero uno, dopo che la sua irruzione sulla scena politica ha sovvertito i sondaggi che prima lo davano sicuro vincente.

Il fattore Covid-19, il Cigno nero paventato a inizio 2019 da Xi Jinping, resta convitato di pietra ineludibile della geopolitica globale.

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