3 Settembre 2020

Caso Navalny: l'avvelenata del Novichok

Rowan Atkinson nei panni di dell’improbabile agente segreto Johnny English

L’avvelenamento di Alexej Navalny diventa farsa: la Germania, per bocca del portavoce del governo, cioè in via ufficiale, ha annunciato che i medici che lo hanno in cura hanno trovato nel suo corpo l’agente nervino Novichok.

Di conseguenza, ad avvelenare l’oppositore del Cremlino è stato Putin o qualcuno del suo “cerchio magico”, come reputa anche un “esperto” interpellato da Repubblica, dato che con tale sostanza è stata avvelenata anche l’ex spia russa Sergej Skripal in Inghilterra, crimine anch’esso attribuito a Mosca.

Il “Ministero della Verità” ha decretato, e l’Occidente, nei suoi potenti e nei suoi media, si adegua. Nessuna domanda turba la quiete del regime, neanche le più banali e ovvie, quelle che dovrebbe porre una stampa più o meno seria.

Siamo vissuti in un tempo in cui i media diffidavano delle fonti ufficiali. Si interpellavano, ponevano e si ponevano domande, per rispetto della verità, per quanto possibile, e dei lettori.

Nulla importando della verità, che appartiene al Ministero in questione, né dei suoi tanti lettori, la maggior parte della stampa attuale è interessata solo ad alcuni lettori particolari, quelli che siedono nel Ministero suddetto e ai suoi guardiani.

È da tali pochi lettori che dipende la fortuna o la sfortuna di un giornalista, di un direttore o di una testata, da cui la conformità. Apparentemente liberi su tanti temi, altrimenti il gioco sarebbe evidente, sui temi sensibili è obbligo adeguarsi, pena l’oblio.

“Viviamo in un  mondo crepuscolare”, è una frase ricorrente del film Tenet, che spiega tale brutale appiattimento, aumentato in via esponenziale nel post-11 settembre, da cui la necessità di uscirne (le guerre infinite sono solo un aspetto).

Abbiamo già accennato altro su questo avvelenamento, ma la “scoperta” del Novichok porta questa farsa al parossismo. Davvero qualcuno pensa che ci sia un’intelligence tanto cialtrona da lasciare la propria firma su un’omicidio?

Una firma facilmente riscontrabile, peraltro, dai medici tedeschi, ai quali la Russia ha affidato le cure dell’oppositore di Putin. Neanche l’intelligence di San Marino sarebbe così sciocca…

Ovviamente, gli “esperti” del regime avranno risposte anche a questa incongruenza: in genere, anticipiamo (non l’abbiamo ancora letta), usano la formula della “sfida”. “Firmare” un crimine sarebbe un segnale al mondo che i tiranni possono fare quel che vogliono. Una sfida, appunto.

Così per i crimini di Assad, per quelli di Hezbollah, dell’Iran, della Russia e della Cina e di altri Paesi invisi agli ambiti internazionali che dal post-11 settembre urgono per realizzare l’Impero globale.

Un tempo, certe operazioni erano più articolate, tanto da ingannare anche i giornalisti più esperti. Oggi tutto è rozzo: basta il Ministero della Verità, basta il verdetto – che ripetuto da tutti diventa verità -, al quale, al massimo, i poveri giornalisti sono chiamati a dare una veste, se non di credibilità, almeno narrativa.

I servizi segreti della Bielorussia hanno dichiarato di avere un’intercettazione telefonica sulla vicenda: “Abbiamo intercettato una conversazione interessante, che… indica chiaramente che si tratta di falsificazione. Non c’è stato alcun avvelenamento per Navalny ”. Così avrebbe detto,secondo un media russo,  il presidente della Bielorussia Lukashenko al primo ministro russo Mikhail Mishustin.

La conversazione sarebbe avvenuta durante la visita di Mishustin in Bielorussia, visita che ha coinciso, guarda caso, con l’annuncio del Novichok.

Al di là della veridicità dell’intercettazione, è interessante proprio tale coincidenza cronologica, che indica uno degli scopi dell’annuncio, cioè impedire alla Russia di sostenere il suo alleato, o quantomeno farle pagare a caro prezzo (sanzioni e altro) l’interferenza nella rivoluzione colorata bielorussa.

Probabile che l’intercettazione esista: già durante la rivoluzione colorata ucraina i russi avevano reso pubbliche delle intercettazioni telefoniche che rivelavano le pesanti interferenze Usa su quanto stava avvenendo nello sfortunato Paese orientale, ormai Stato fallito e consegnato agli Usa.

Intercettazioni ignorate da quasi tutta la stampa occidentale, come non esistessero. Accadrà, probabilmente, anche per questa, che riteniamo esista e che presumibilmente non è opera dei bielorussi, ma del più attrezzato Fsb russo, che però non vuole apparire per evitare l’imbarazzo di rivelare che intercetta cittadini e/o potenti d’Occidente in parallelo al suo antagonista d’oltreoceano.

A conferma, la dichiarazione di Lukashenko, il quale ha detto che consegnerà la registrazione all’intelligence russa perché Mosca ne faccia l’uso più opportuno. Finzione che serve a preservare le apparenze, come i dinieghi Usa alle rivelazioni simili che la concernono.

Come si può immaginare, non conformarsi al Ministero della Verità non aiuta e anzi attira critiche, anche di lettori che pur in buona fede credono alla farsa dell’avvelenata del Novichok.

Così terminiamo questa nota rimandando all’ultima strofa di un’altra “Avvelenata“, quella di Francesco Guccini, cantautore a noi caro perché ci ha tenuto compagnia in gioventù. Compagnia rinnovata e confortata dalla più recente, e bellissima, Cirano (peraltro, in parte, in tema).

Ps. Finora la Germania aveva resistito alle fortissime pressioni Usa per prendere le distanze da Mosca, in particolare per quanto riguarda il North Stream 2, che porterà il gas russo a Berlino. Ora potrebbe cedere di schianto su tutto.

Da ricordare come la Gran Bretagna di Theresa May, che inizialmente aveva accolto con favore le aperture di Mosca, ne è diventata feroce antagonista dopo il caso Skripal.

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