23 Novembre 2012

Ora Hamas è più forte, ma la Palestina è più debole

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«Due elementi emergono con chiarezza all’indomani della tregua tra Israele e Hamas. Punto primo. Hamas risulta rafforzato con un ruolo di protagonista e una forma di riconoscimento. Punto secondo. Il premier israeliano Netanyahu ha forse raggiunto uno dei suoi obiettivi: emarginare il presidente palestinese Abu Mazen e la sua richiesta di riconoscimento della Palestina all’Onu. Lo suggerisce il tempismo dell’operazione militare». Parole di Yossi Alpher, consulente per il processo di pace fra israeliani e palestinesi per il ministro Ehud Barak, intervistato sulla Repubblica del 23 novembre.

Per Alpher, «uno degli effetti più evidenti dell’offensiva è la statura conquistata da Hamas, sia a Gaza che sulla scena internazionale. In questi giorni tutti erano a colloquio coi suoi leader, dal presidente egiziano Morsi al premier turco Erdogan agli inviati del Qatar. E nella stanza accanto c’era il Mossad. Questa è una forma di riconoscimento indiretto».

Di seguito, accennando alla tempistica dell’attacco, spiega: «Il 29 novembre Abu Mazen avrebbe depositato all’Onu la domanda di adesione della Palestina in qualità di Stato non membro. Questo preoccupa Israele: darebbe la possibilità all’Olp di ricorrere alla Corte internazionale di giustizia, esponendo una serie di accuse e reclami contro Israele. È probabile che uno degli obiettivi di Netanyahu fosse di minimizzare l’evento, di distrarre l’attenzione internazionale»