13 Novembre 2012

Informazioni segrete all'amante di Petraeus

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Monta il caso Petraeus. Secondo ultime rivelazioni l’amante del generale, Paula Broadwell, sarebbe entrata in possesso di informazioni riservate grazie al suo rapporto con l’ex capo della Cia. Riservate e scottanti: ad ottobre avrebbe detto che nel consolato Usa di Bengasi, dove ha trovato la morte l’ambasciatore Usa Chris Stevens, sarebbero stati detenuti due miliziani di al Qaeda e che l’attacco era stato organizzato per liberarli. A detta del padre della donna, siamo solo all’inizio, prefigurando che la signora fosse al corrente di ben altro.

I repubblicani, ma anche esponenti dei democratici vogliono vederci chiaro. Anche su quanto è avvenuto intorno all’inchiesta dell’Fbi che riguarda il rapporto extraconiugale del generale, che con la sua condotta, secondo l’accusa, ha messo a rischio segreti di Stato. La domanda è se la Casa Bianca fosse stata informata dell’inchiesta prima dello svolgimento delle elezioni e se tale notizia sia stata insabbiata proprio per non compromettere la campagna elettorale.

Sembra, in effetti, che il Ministro della giustizia, che non sarà riconfermato da Obama, sapesse da tempo. E che avesse taciuto, ironia della sorte, usando di una legge introdotta durante il mandato di George W. Bush, che chiede il riserbo prima della conclusione delle indagini.

Sono vicende che saranno affrontate dalla commissione parlamentare ad hoc e che i repubblicani intendono cavalcare per mettere in difficoltà l’amministrazione Obama.

Intanto Obama sta cercando la nuova squadra: il suo secondo mandato lo vedrà a fianco di facce nuove e, presumibilmente, più vicine a lui. Resta da capire il mistero Hillary Clinton: si è ritirata. Per tentare la corsa presidenziale tra quattro anni, è  la tesi più accreditata. E però non convince: se Obama farà bene, lei potrà usufruire dell’effetto trainante del buon governo molto meno standone al di fuori che facendone parte. E se facesse male, il prossimo presidente sarebbe repubblicano. Anche lei era finita nel mirino dopo l’uccisione dell’ambasciatore a Bengasi. E si era assunta la responsabilità di aver ignorato gli allarmi preventivi, spiegando che allarmi del genere appartengono alla quotidianità del Dipartimento di Stato. È possibile che anche lei debba rispondere alla commissione parlamentare che indaga sull’attacco al consolato.