3 Novembre 2012

I dati sull'occupazione spingono Obama; l'ira dei repubblicani

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A tre giorni dal voto, come previsto, sono stati resi pubblici i dati sull’occupazione. Buone notizie per il presidente: in un solo mese l’economia americana ha prodotto 170.000 posti di lavoro in più, al netto dei licenziamenti. Balsamo per la campagna presidenziale di Obama, che sull’incremento dei posti di lavoro si gioca gran parte della sua credibilità.

Romney, ovviamente, ha contestato duramente la positività dei dati, insistendo sul tasso di disoccupazione, che nell’ultimo mese è dato in ascesa di 0.1% (da 7.8% a 7.9%). Secondo il repubblicano questo incremento sarebbe la spia di un trend. Inoltre, per Romney anche questo balletto di dati sarebbe stucchevole, perché la ripresa vera di un’economia in crisi dovrebbe produrre ben altri risultati.

A sorpresa, una mano al presidente è venuta dal Wall Street Journal, di proprietà del falco Rupert Murdoch (che ha reso pubblica la sua propensione verso il candidato repubblicano): secondo l’autorevole giornale finanziario, i posti di lavoro negli Usa avrebbero subito un incremento globale durante la presidenza Obama. Dato ancor più significativo: l’aumento risulterebbe maggiore nel settore privato che in quello pubblico. Obama, insomma, non avrebbe dato vita a una presidenza statalista, diversamente da quanto sostengono i suoi detrattori.

Altro dato significativo: l’incremento dei posti di lavoro sarebbe significativo anche in alcuni Stati chiave, a iniziare da quell’Ohio che tanti sostengono essere decisivo per la vittoria. 

Pochi giorni al voto. Nonostante i dati diffusi ieri e le inevitabili polemiche, tutto è ancora in bilico.