15 Febbraio 2018

La strage del mercoledì delle ceneri

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La strage al liceo Marjory Stoneman di Parkland, Florida – 17 i ragazzi ammazzati – suscita dolore e orrore.

Un eccidio definito la strage di San Valentino. Ma sembra più appropriata un’altra definizione: la strage del mercoledì delle ceneri.

Ieri, infatti, la Chiesa celebrava tale rito e la foto che spicca sulla prima pagina di Repubblica e Corriere riecheggia in modo evidente tale ricorrenza: la madre in lacrime scelta come simbolo dell’ennesima tragedia americana ha appena partecipato a questa liturgia, come indica la croce cinerea che le segna la fronte (vedi foto).

E alla croce rimanda anche il cognome del terrorista: Nicolas Cruz, appunto. Suggestioni, che però riportiamo, non senza ragione.

Ma al di là di tali suggestioni, va registrato che le stragi scolastiche negli Stati Uniti sembrano ormai endemiche.

E registrano un tragico crescendo: la Repubblica ricorda l’allarme lanciato solo qualche settimana fa dal New York Times: «La sparatoria del Kentucky è l’undicesima da inizio anno in una scuola. E siamo solo al 23 gennaio». Da quella data a oggi gli attacchi sono saliti a 18…

Una follia omicida che si concentra contro i ragazzi, i figli di un’America sempre più smarrita. «Beato chi afferrerà i tuoi piccoli, e li sfracellerà contro la pietra»: è un salmo biblico che sembra risuonare di tragica attualità.

Non nel suo significato reale ovviamente, ché il Dio della misericordia non può invitare all’infanticidio, ma in una perversa lettura gnostico-esoterica, più diffusa di quanto possa sembrare. Tanti i circoli oscuri abitati da tale follia satanista, che dilaga nell’internet più oscuro (senza contrasti… altro che le Fakenews) come anche a livelli più alti.

Ma al di là delle suggestioni, tale sequenza di eccidi rimette in moto, giustamente, la querelle che da anni dilania l’America: la richiesta di una legislazione meno permissiva sulla vendita delle armi e l’opposta pressione delle lobby che vendono tali strumenti di morte, da sempre vincente.

Una vittoria che evidenzia la potenza di fuoco dell’apparato militar-industriale americano. Un potere che nessun presidente può sfidare impunemente. Si è visto con Obama, che più di altri ha tentato di porre un freno a tale commercio ed è stato sconfitto. Difficile che Trump riproponga la sfida, stante che conserva legami indissolubili con tale lobby.

L’eccidio di ieri doveva trovare un’eco a Seattle, che avrebbe dovuto essere teatro di  una parallela e simultanea strage scolastica. Sventata grazie all’intervento di una nonna, che ha avvisato la polizia delle intenzioni omicide del nipote. La follia dilaga, frenarla non sarà facile.