9 Novembre 2017

Elezioni Usa: il rilancio di Trump, la fine della Clinton

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Possono sembrare elezioni da poco quelle concluse ieri in America, dal momento che sono andati a votare solo i cittadini della Virginia, del New Jersey e di New York, invece è tutt’altro.

Non solo perché si sono svolte a un anno dalla vittoria di Donald Trump, quindi una sorta di test per la presidenza, ma soprattutto per le indicazioni che hanno fornito. I democratici hanno fatto l’en plein, particolare che potrebbe apparire come un’inversione di tendenza rispetto alle batoste subite in passato.

In realtà il voto ha solo confermato risultati precedenti, dal momento che nelle scorse elezioni presidenziali Hillary Clinton aveva portato i democratici al successo in ambedue gli Stati e Bill de Blasio si riconferma sindaco di New York. Un voto quindi che non sorprende e che, di fatto, lascia inalterati gli equilibri del Congresso.

Così non è tanto il risultato che conta in queste consultazioni, quanto le indicazioni che hanno dato.

Trump non ha sostenuto affatto i candidati repubblicani, espressione dell’apparato di partito. Un disinteresse palese, quasi dichiarato. Non tanto una scelta politica volta a evitare figuracce in elezioni destinate alla sconfitta, quanto un messaggio forte e chiaro inviato ai membri del suo partito.

I repubblicani non lo amano, anzi sono tanti i suoi avversari interni. Con il suo distacco presidenziale, Trump ha fatto capire che alle prossime elezioni di midterm non sosterrà quanti lo avversano.

Un segnale che vale già per l’oggi: già da oggi, infatti, la legione dei suoi avversari interni dovrà affrontare il dilemma se continuare nella lotta continua o tentare un diverso approccio al presidente. Non è un cambiamento da poco.

Non solo l’ambito repubblicano, un cambiamento epocale sembra avvenuto anche nel campo democratico.

Riprendiamo in proposito quanto scrive Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera del 9 novembre: «I democratici vincitori, Northam e Phil Murphy sono due moderati, sospinti anche dal ritorno di Barack Obama. La campagna elettorale, però, ha coinvolto in pieno la sinistra radicale. Come dire: difficile, oggi, vincere senza Obama, ma anche senza Bernie Sanders».

Un cambiamento epocale, appunto, che vede la scomparsa di Hillary Clinton dopo decenni in cui la sua presenza nel partito democratico è stata fondamentale grazie anche all’influenza del suo presidenziale marito Bill.

Avevamo scritto che, nonostante negli ultimi tempi avesse provato a rilanciarsi, l’oscura stella della Clinton era ormai tramontata (vedi Piccolenote). Queste elezioni ne sono conferma e compimento.