2 Novembre 2017

Di Catalogna e illusioni

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Omero Ciai, sulla Repubblica del 2 novembre, ritorna sulla crisi della Catalogna per spiegare che la mossa di Carles Puigdemont di rifugiarsi in Belgio «è stato un colpo da maestro», come spiega al cronista Francesca Ferrares, esponente di spicco della causa secessionista.

Di fatto l’ex presidente della Generalitat catalana e i suoi quattro ex ministri riparati in Belgio hanno dato vita a una sorta di governo in esilio, fiamma che vuole alimentare la resistenza indipendentista a Madrid. I loro compagni di lotta rimasti in patria invece sembrano destinati alla prigione.

Un esito che non preoccupa affatto gli indipendentisti, anzi. «L’importante – spiega ancora Francesca – è dimostrate l’atteggiamento autoritario e repressivo del governo spagnolo contro di noi. Siamo ghandiani e sfrutteremo ogni occasione democratica per affermare la nostra rivolta. Non abbiamo fretta».

«Adesso si sentono forti», commenta Ciai: «I sondaggi dimostrano che più il governo di Madrid compie atti aggressivi contro l’autonomia catalana, più il numero dei catalani moderati a favore dello strappo secessionista cresce».

Un dato che non può sfuggire anche al governo di Madrid che dovrebbe evitare in tutti i modi che prenda corpo tale narrazione, vera o falsa che sia (la politica vive anche, e spesso soprattutto, di false narrative).

Se continua il muro contro muro, e in tal senso sembra andare anche la scelta di Soraya Sáenz de Santamaria come commissario della Catalogna (vedi Piccolenote), la secessione catalana non sarà più una velleitaria aspirazione dei suoi avventurosi promotori, ma l’aspirazione di un’intera regione.

Ciò che si sta consumando in Spagna, più che una crisi politica, che deve trovare una soluzione politica per avere uno sbocco, sembra un redde rationem tra due forze irriducibili, una riedizione in chiave politica del derby tra Real Madrid e Barcellona sul quale ruota il campionato di calcio iberico.

Per restare in tema sportivo, questa domenica il campionato spagnolo ha registrato un risultato clamoroso: la matricola Girona ha battuto i Galácticos del Real Madrid.

Girona non è solo una roccaforte dell’indipendentismo catalano ma anche la città in cui è iniziata la carriera  politica di Puigdemont, che ne fu sindaco. Non sappiamo se a Rajoy siano fischiate le orecchie, per usare un noto proverbio.

Detto questo, e al di là della boutade calcistica (che pure ha un suo peso in una vicenda che mischia politica e passionalità), sperare che la crisi catalana possa essere risolta con la fuga di Puigdemont e l’arresto di alcuni esponenti del movimento secessionista è una illusione. Servirà altro: la partita è ancora aperta.