31 Ottobre 2017

Cina - Corea del Sud: disgelo in Estremo oriente

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Dopo tante tensioni causate dalla crisi della Corea del Nord, l’accordo tra Cina e Corea del Sud di questi giorni segnala un’inversione di tendenza in Estremo Oriente.

I due Paesi avevano da tempo congelato i loro rapporti a causa del Thaad, il sistema d’arma americano collocato a Seul che la Cina vede, non senza ragioni, come una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

«Le parti hanno condiviso la convinzione che il rafforzamento dello scambio e della cooperazione tra la Corea e la Cina favorisca  i comuni interessi e hanno deciso di portare rapidamente lo scambio e la cooperazione in tutti i campi a un normale percorso di sviluppo». Così il ministro degli esteri della Corea del Sud in una dichiarazione ripresa da una nota di Christine Kim e Ben Blanchard pubblicata il 31 ottobre dalla Reuters.

La riconciliazione tra il Dragone e la Corea del Sud avviene al termine del Congresso del partito comunista cinese, che ha visto il consolidamento del potere di Xi Jinping.

Più che probabile che la riconciliazione con Seul sia parte di una strategia elaborata in tale sede per giungere a una riduzione delle tensioni nell’area, in primis quelle causate dall’attivismo di Pyongyang.

Pechino deve aver compreso che la contrapposizione con la Corea del Sud per la collocazione del sistema d’arma americano nel suo giardino di casa era controproducente.

Così, pur ribadendo la propria avversità a tale installazione militare, come riporta ancora la Reuters, ha deciso per la mossa distensiva, che peraltro è un segnale esplicito verso la Corea del Nord, arroccata sulle sue posizioni.

Indica cioè che Pechino ha tutto l’interesse affinché Pyongyang moderi la sua assertività, facendosi essa stessa garante, tramite accordi regionali, della sua sicurezza.

Nel giorno in cui veniva reso pubblico l’accordo tra Seul e Pechino, è diventata di pubblico dominio la tragedia occorsa in Corea del Nord (avvenuta, pare, il 10 ottobre scorso): è crollata una galleria del sito nucleare di Punggye-ri, dal quale era partita l’ultima sfida balistica coreana.

Nell’incidente sarebbero morte duecento persone, anche se i dati sono incerti attesa la cautela con la quale la Corea del Nord dirama informazioni in proposito. Inoltre si sarebbe registrata anche una fuga radioattiva (anche qui il condizionale è d’obbligo).

Una tragedia annunciata, dal momento che l’Istituto di Geologia e Geofisica dell’Accademia Cinese delle Scienze aveva profetizzato: «La Cina non può sedersi e attendere che il sito non imploda» (vedi la Stampa del 31 ottobre).

Una sventura che potrebbe convincere la Corea del Nord ad addivenire a più miti consigli.

Come accennato in altra nota, la visita di Donald Trump a Pechino, prevista per il mese di novembre, potrebbe segnare una svolta positiva nella crisi coreana.

Infatti, Xi Jinping non vuole ulteriori grane nell’orto di casa per dedicarsi appieno allo sviluppo globale della Cina e Trump ha bisogno di un successo per far fronte ai suoi sempre più accaniti avversari interni.

La riconciliazione di Pechino con Seul e l’epifania della fragilità dell’apparato offensivo nordcoreano sembrano poter favorire tale possibile sviluppo.

Un cenno finale ai poveri morti nordcoreani e alle loro famiglie, che non rivedranno più i loro cari. Il dolore per certi lutti nell’informazione ha valore relativo. Speriamo in una inversione di tendenza.

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