17 Luglio 2017

Siria: il nodo Deir Al-Zour

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«”La partita decisiva in Siria è per il controllo di Deir Al-Zour”: a fotografare quanto sta avvenendo sul campo di battaglia è David Petraeus, l’ex generale americano che guidò la Cia, riferendosi alla maggiore città della Siria Orientale teatro di un duello per procura fra Washington e Teheran da cui dipendono i futuri equilibri in Medio Oriente».  Inizia così un editoriale di Maurizio Molinari per la Stampa del 16 luglio,

«Teheran vuole Deir Al-Zour – continua Molinari – per creare una continuità territoriale fra l’Iraq guidato dagli sciiti, suoi alleati, e il territorio siriano nelle mani del regime di Bashar Assad, suo protetto. Riuscendo nell’intento, l’Iran disporrebbe di una via di collegamento terrestre diretto da Teheran a Beirut […]. È il progetto della “Mezzaluna sciita”». C’è qualcosa di inesatto in questa ricostruzione, perché ad oggi Deir Al-Zour è sotto il controllo delle truppe siriane, quindi legate agli sciiti, ma posto sotto assedio dall’Isis, che «lo vogliono».

Un lapsus indicativo, ma che non incide sulla veridicità della sintesi dello scontro in atto, che vede Teheran «oggettivamente ad un passo dalla realizzazione» di questo progetto, che rappresenterebbe «una vittoria strategica di sapore storico nel mondo dell’Islam». «Senza contare che la trasformazione dell’ex confine siro-iracheno, cuore dell’accordo Sykes-Picot di 101 anni fa, in una “autostrada sciita” suggerisce un riassetto regionale di vasto respiro».

Tale scenario «per la Casa Bianca è un incubo da scongiurare ad ogni costo», spiega Molinari, che vede nei curdi dello Ypg, ovviamente sotto la guida del Pentagono, l’unica carta da giocare per scongiurarlo. Da vedere cosa farà la Russia, scrive ancora Molinari, attualmente alleata di Assad e dell’Iran. Ad Amburgo Trump avrebbe offerto a Mosca una spartizione della Siria: il Nord sotto il controllo russo, il Sud sotto quello americano. Con Deir Al-Zour in mani siriane, cosa che scongiurerebbe la realizzazione del progetto iraniano.

Da capire se tale ipotesi sarà accettata, ma, conclude il direttore della Stampa, «possono esserci pochi dubbi sul fatto che Teheran e Washington sono in evidente rotta di collisione».

In realtà l’articolo, come già accennato, appare un po’ confuso. Dal momento che la cessione di Deir Al-Zour alla Siria, se si tengono in considerazione i legami tra Damasco e Teheran, non scongiurerebbe affatto lo scenario in questione.

Forse Molinari intende ipotizzare, cosa più plausibile, che il controllo di questa città sia sì affidato ai siriani, ma sotto la stretta tutela dei russi, ai quali sarebbe chiesto di garantire che quell’area non venga utilizzata dagli sciiti per farvi transitare uomini, merci e armi. Una garanzia che, prima che dagli americani, potrebbe essere richiesta da Israele.

Resta invece un po’ di perplessità per la leggerezza con la quale si parla di smembrare la Siria in due tronconi, uno sotto tutela Usa e l’altro russo. Mentre i russi potrebbero avere certo diritto a restare in Siria, almeno come presenza residuale, non si comprende con quale diritto vi si debbano accampare gli Stati Uniti.

Sarebbe né più né meno una forza di occupazione. E tale sarebbe vista dai siriani, che vedrebbero le forze Usa subentrare ai loro fantocci jihadisti, teleguidati fino a qualche giorno fa proprio dagli americani e dai loro alleati sauditi.

Da capire gli sviluppi. Ma ha ragione Molinari a parlare di un confronto segreto tra Usa e Iran, anche se non è cosa nuova. Di nuovo c’è che in questa guerra siriana l’Iran ed hezbollah hanno dimostrato di avere una capacità militare di tutto rispetto, cosa che potrebbe favorire un approccio meno muscolare di Washington al nodo iraniano.

Ma sul punto pesa quanto sta avvenendo nelle segrete stanze del potere di Teheran: in questi giorni è stato arrestato il fratello del presidente iraniano Hassan Rouhani, in quella guerra interna tra radicali e riformisti che ha subito un’impennata.

Se i radicali riusciranno a ribaltare la situazione a loro favore il confronto Usa-Iran avrà declinazioni più che spiacevoli. L’Occidente dovrebbe aiutare Rouhani. Ma i costruttori di guerra faranno di tutto perché non accada.