23 Giugno 2017

È guerra tra Ryad e Ankara

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L’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo hanno dettato al Qatar le condizioni per il ristabilimento delle normali relazioni diplomatiche, rotte alcuni giorni fa proprio da Ryad, che ha accusato il rivale di finanziare il terrorismo. Giordano Stabile, sulla Stampa del 23 giugno, spiega che a Doha sono pervenute una decina di richieste.

Ma «secondo le fonti – scrive Stabile – la crisi finirà solo con la chiusura di Al-Jazeera e l’esilio del padre dell’attuale emiro» del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani. Ciò perché egli è un «granitico» sostenitore della Fratellanza musulmana, che poi è il vero pomo della discordia, che ha nella Tv Al-Jazeera, che ha la sede principale a Doha, il proprio megafono.

La Fratellanza musulmana è anche il ponte che lega Doha alla Turchia, legame che deve essere interrotto. Come devono cessare i rapporti con gli sciiti, sia l’Iran, ma anche la comunità sciita del Bahrein.

Richieste pesanti, quelle saudite, che finora non sono neanche state prese in considerazione: Giles Trendle, amministratore delegato di Al Jazeera in lingua inglese, ha fatto sapere che la Tv non chiuderà i battenti. E la Turchia, lungi dal ritirarsi dal Qatar, ha invece rafforzato notevolmente la sua presenza militare nel Paese.

Non solo, «appena finito il Ramadan, – conclude Stabile – […] si svolgeranno esercitazioni congiunte Turchia-Qatar. Il duello nel Golfo è ormai apertamente un duello Turchia-Arabia Saudita».

Insomma, le accuse di terrorismo non c’entrano nulla con questa crisi. Scrive infatti Stabile: «Se è vero che il Qatar è stato probabilmente il principale finanziatore prima di Al-Nusra e ora di Hayat al-Tahrir al-Sham, aiuti a gruppi islamisti, come Jaysh al-Islam e Ashrar al-Sham, sono arrivati da tutti i Paesi del Golfo, compresa l’Arabia Saudita. Nel periodo 2014-2015, negli hotel di Gaziantep venivano depositati sacchi pieni di dollari, da trasferire ai ribelli oltre il confine turco-siriano».

Sarebbe interessante sapere quanto di questo denaro è arrivato all’Isis. Fare chiarezza su queste ambiguità avrebbe effetti molto più incisivi di tante altre misure anti-terrorismo messe in atto dagli apparati di sicurezza dell’Occidente.

Apparati che avranno certo avuto contezza di questi sacchi di denaro lasciati negli alberghi (e magari anche di altro). Difficile infatti immaginare che i capi dell’intelligence occidentale sappiano meno cose di un giornalista (per quanto bene informato)…

Ma al di là di queste amenità, che sono costate e costeranno altro sangue innocente (non solo in Occidente), val la pena sottolineare la conclusione di Stabile: quello che si è aperto in questi giorni è un conflitto tra Turchia e Arabia Saudita.

Un conflitto che va a intersecarsi con quello tra Ryad e Teheran e che, se da una parte rende ancora più confuso il quadro mediorientale, dall’altro pone una variabile nuova nel confronto tra sunniti e sciiti, della quale potrebbero avvantaggiarsi questi ultimi.

A rendere ancora più determinata l’azione dell’Arabia Saudita l’ascesa al potere di Muhammad bin Salman, nipote dell’attuale re e figura forte della monarchia, che è stato nominato successore al trono dall’attuale regnante, il quale ha così infranto la regola di successione che andava di fratello in fratello.

Già ministro della Difesa, Muhammad bin Salman è ora padrone assoluto del regno, stante la precaria salute del re. È giovane e deciso: è stato lui a volere la guerra in Yemen e a prospettare un futuro senza petrolio per Ryad.

Ma manca di esperienza, come sta dimostrando la disastrosa campagna yemenita. O come dimostra il braccio di ferro intrapreso con il Qatar che rischia di allontanare da Ryad diversi Paesi arabi prima alleati.