31 Maggio 2017

La Madonna, il peccato e la tempesta (integrale)

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Pellegrinaggio alla cattedrale di S. Maria Assunta – Aosta, venerdì 8 luglio 2005. Omelia di don Giacomo Tantardini alla santa messa.

Il Signore oggi ci aiuta anche nel giudizio su quello che capita nel mondo, attorno a noi e anche fra noi. Il Signore ci aiuta innanzitutto con la santa Liturgia.  Ci aiuta innanzitutto con le parole che ascoltiamo nella santa Messa.  E allora due cose vorrei suggerire oggi come contenuto della nostra preghiera al Signore attraverso la Madonna, della nostra preghiera alla Madonna.

La prima cosa. Io credo che nel mondo c’è come una grande alternativa che attraversa anche la Chiesa del Signore, il popolo cristiano, che attraversa anche magari la nostra amicizia.  Una grande alternativa che mi sembra si possa formulare così: se la condizione in cui viviamo è come quella dell’inizio del cristianesimo o no.

Se è come quella dell’inizio del cristianesimo, come tante volte Giussani ci ha ri­ cordato (ricordate quello che ha detto nell’81 dopo il referendum sull’aborto, che sarebbe stato bello essere in dodici come all’inizio i dodici apostoli), se è come all’inizio del cristianesimo, non si possono usare le categorie che purtroppo magari sono state  usate  anche  nella  storia  della  Chiesa.  Non si può fare la guerra ai nemici del cristianesimo: fossero anche nemici del cristianesimo.

Se è come all’inizio del cristianesimo, bisogna attenersi  al vangelo  «Ecco io vi mando  come agnelli  in mezzo  ai lupi».  Non possiamo diventare  lupi! Non si può di­ventare  lupi. Gli agnelli non fanno  guerra  a nessuno.  Non si può diventare  lupi. Per­ché,  se  si diventa  lupi,  il Signore  non  può  manifestare  che  è Lui  che  salva  la Sua Chiesa.  Se si vuole fare la guerra,  se si vuole sfidare  gli altri, il Signore  non può di­ mostrare  che è Lui che salva  la Chiesa.  Pensate  ai piccoli  agnelli  in mezzo a quei lupi. Non possono  agire da lupi, sarebbe  ridicolo agire da lupi. Devono  rimanere agnelli. Se rimangono agnelli,  allora  è evidente  che è il Signore  che li salva.  Se vogliono agire da lupi, diventano  anche  stupidi,  com’è la stupidità  di tanti giudizi  che ci sono. Invece  se rimangono agnelli,  è evidente  che la loro fiducia  è in Dio. Mi sembra  proprio  che  questa  sia come  la  grande  alternativa  che attraversa in questo  momento  il popolo cristiano.

E allora bisogna  guardare  cos’ha fatto Gesù e cos’hanno fatto i discepoli  di Gesù. Quello che in quel tempo hanno fatto gli apostoli – dice una delle espressioni  più belle della tradizione della Chiesa  – è norma di vita per la Chiesa  nei secoli.  Che cosa han­no fatto Pietro e Paolo quando  sono arrivati  a Roma, nella grande  Roma di allora, che era come  Londra  o New York  di adesso?  Non hanno sfidato  la cultura  o il potere  di Roma, hanno solo testimoniato quello che hanno visto e udito.

Bisogna  guardare  gli apostoli.  Se si  guarda  quello  che  hanno  fatto  loro,  allora, anche nella tempesta, si è come  bambini.  Ed essendo come  bambini,  si è intelligenti. Se si rimane  bambini,  se si rimane  agnelli,  si è intelligenti, si capiscono molto di più le cose. Si è intelligenti,  ci si accorge  delle  cose così come  sono,  non come il potere di questo mondo tenta di farle apparire.  Se si rimane bambini,  ci si accorge delle cose così come  sono.  Questa  è la prima  cosa  da chiedere  alla Madonna. Perché  è troppo grande la dolcezza, la ricchezza che il Signore ci ha donato, ci ha fatto incontrare nel­la vita, troppo bello il pensare che dal paradiso Giussani sorride e prega per noi. È troppo bello tutto questo per non valorizzare questa grande ricchezza.

Questa grande ricchezza contiene anche il fatto che viviamo in un tempo come l’inizio.  Ed è bellissimo che sia così. Viviamo in un tempo come l’inizio.  E allora all’inizio bisogna proprio seguire il vangelo, così come il vangelo dice: «Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi». Non si può, neppure per stupidità o per scherzo, tentare o dire di diventare lupi. Bisogna rimanere bambini, cioè bisogna rimanere agnelli.

La seconda cosa che vorrei dire è una delle cose che più mi ha colpito rileggendo il compendio del Catechismo della Chiesa cattolica che papa Benedetto ha diffuso qualche giorno fa. C’è una domanda di questo compendio che dice: come collaborava Maria, la Madonna, al disegno divino della salvezza? Come si collabora, come ha collaborato la Madonna al disegno divino della salvezza? E come possiamo collabo­rare noi, nelle vicende del mondo, al disegno della salvezza?  La risposta è: «Per la grazia di Dio, Maria è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza».

Come collaborava?  Non facendo peccati. Questa è la risposta nella sua semplicità: non ha mai fatto peccati, così ha collaborato. Non ha collaborato facendo delle cose, ma non facendo i peccati. «Per grazia di Dio»: è una cosa stupenda questa risposta. Per grazia di Dio, perché è una grazia non commettere i peccati: si può solo do­mandare.  «Per grazia di Dio Maria è rimasta immune da ogni peccato personale». Non parla qui del dogma della sua Immacolata Concezione, esente dal peccato originale, ma dice proprio che non ha commesso nessun peccato personale. «Per grazia di Dio, Maria è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza». È così che si collabora alla salvezza dell’uomo: chiedendo al Signore umilmente di rimanere nella Sua grazia.

E quando per disgrazia commettiamo peccati – possiamo commettere anche peccati gravi, peccati mortali – come si collabora?  Confessandoci, confessandoci bene, così che la Sua grazia ritorni a noi con più abbondanza, con più dolcezza. Dolce era il padre quando il figliol prodigo rimaneva nella casa, ma, commenta sant’Agostino, dulcior pater, era più dolce il padre quando il figlio è stato abbracciato e quando è ritornato dopo tutti i peccati che aveva commesso.

Così si collabora alla salvezza del mondo. Maria ha collaborato così. Maria «per grazia di Dio è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza». Che la Madonna ci doni e conservi in noi e ci ridoni la grazia del Suo Figlio. Che la Madonna ci confermi in questa grazia, in questo essere abbracciati da Gesù, in questa letizia di Gesù. Che la Madonna ci conservi e ci ridoni la grazia del Suo Figlio. Così salviamo la nostra anima. Così realisticamente, così come intelligenza collaboriamo alla salvezza del mondo.

(testo tratto da appunti non rivisti dall’autore)

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