24 Aprile 2017

Picasso, Guernica

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Il 26 aprile di 80 anni fa gli aerei della Legione Condor, corpo volontario composto da elementi della Luftwaffe, l’armata aerea tedesca, e dell’aviazione legionaria fascista italiana bombardarono la città basca di Guernica.

Fu un episodio drammatico della guerra civile spagnola, il primo bombardamento aereo su una popolazione civile, che lasciò un’impressione profonda in tutta l’opinione pubblica mondiale. Com’è ben noto quel bombardamento diede spunto a Pablo Picasso di realizzare una delle sue opere più famose, una vera icona anti bellica del XX secolo, che venne esposta pochi mesi dopo i tragici fatti, nel padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi su commissione del governo Repubblicano.

Guernica è una di quelle immagini così note e così inflazionate che sembra di “saperle” già e che abbiano quindi perso la loro potenzialità di sorprendere. Immagini che pagano una certa scontatezza da parte di chi le guarda. Eppure Guernica è un quadro del tutto “imprevisto”, figlio della rapace semplicità di un genio come Picasso.

Per questo per i suoi 80 anni vorrei dare qualche semplice chiave (molto concreta, nulla di simbologico) per guardarlo con occhi nuovi e magari un po’ stupiti. Quasi con po’ di sana ingenuità.

Il primo fattore a cui prestare attenzione sono le dimensioni. Il quadro misura quasi otto metri e se si vedono le foto di Picasso mentre lo realizza (è tutto documentato grazie a Dora Maar, compagna dell’artista in quegli anni) si resta colpiti dalla differenza di scala tra le figure dipinte e quelle dell’artista.

Le dimensioni sono parte decisiva dell’idea: aiuta e rafforza la drammatizzazione. Le dimensioni sono un atto di coraggio.

In secondo luogo, Guernica è un quadro in bianco e nero: Picasso lo immagina a partire da quelle immagini confuse che il New York Times per primo aveva pubblicato. È un quadro “di cronaca”. Eppure Guernica resta impressa nella memoria visiva di ciascuno come un quadro dalle mille sfumature cromatiche, tante sono le varianti di bianchi e di grigi che contiene, e tanti sono i modi di distendere il colore a cui Picasso ricorre.

Nel rigore quasi ascetico del bianco e nero, Picasso riesce a far stare le infinite facce del dramma.

Terzo aspetto, Guernica è un quadro che ricorre ad un linguaggio medievale: non a caso tra le fonti di Picasso c’è lo straordinario Trionfo della Morte custodito a Palermo nel Museo di Palazzo Abatellis. Non a caso il formato accentuatamente orizzontale è funzionale a dar luogo ad una vera narrazione, che va da sinistra (con il dettaglio della casa di Guernica incendiata) a destra (dove si conclude con il dettaglio della coda del toro, che “sventola” come segno di libertà, contro il cielo che si apre oltre la finestra).

Per tutti questi motivi Guernica è ultimamente un capolavoro semplice in cui l’arte sa farsi interprete di un dolore condiviso e di una speranza.

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