9 Ottobre 2012

Guido Rossi, la morale e le guerre etiche

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«Il disfacimento dei valori fondamentali della civiltà occidentale è improvvisamente emerso in modo dirompente». Questo l’incipit di un articolo di Guido Rossi apparso sul Sole 24 ore del 7 ottobre. Ma, secondo Rossi, non è solo attraverso un rinnovamento etico, spesso evocato in autorevoli sedi, che si può uscire dalla crisi attuale, che riguarda i singoli Stati e il più ampio ambito dei rapporti internazionali. E dettaglia: per Hegel lo Stato era  «l’unica realtà etica nella cui eticità si attuava la libertà del cittadino. E non è da questa stessa ideologia, che pur usava l’etica, come fece Giovanni Gentile per giustificare la sua adesione al fascismo, che hanno origine malauguratamente tutti i sistemi autoritari, sia che poi l’etica derivi da credenze religiose come nei regimi clericali del tipo della Spagna del generale Franco, piuttosto che da interpretazioni storiche come nelle teorie marxiste e nei regimi comunisti, o da teorie razziali come nelle dottrine naziste hitleriane (…)?
Il pericolo sembra a me che purtroppo l’ingresso dei valori etici abbia, nella gestione delle crisi internazionali, giustificato spesso il ricorso all’uso della forza e della guerra sicché il pur apprezzabile e necessario richiamo ai principi morali, quantomeno di quella morale universale di cui già parlava Giambattista Vico, non sia sufficiente a riconquistare i valori laici e condivisi delle democrazie costituzionali, indispensabili per risolvere la crisi».