2 Ottobre 2012

L'americanizzazione del premier israeliano e il popolo iraniano

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In un articolo apparso sulla Stampa del 1 ottobre, Abraham Yehoshua ha criticato il recente intervento all’Onu di Benjamin Netanyahu, nel quale ha esortato la comunità internazionale a intervenire con urgenza per porre fine alla minaccia nucleare iraniana. Secondo lo scrittore, il premier israeliano si è rivolto soltanto agli Stati Uniti, agli ebrei americani e ai Paesi amici, ignorando totalmente il popolo iraniano. E questo «contrariamente alla tradizione politica sionista che, fin dai suoi albori, si è rivolta ai cittadini arabi e ha continuato a farlo anche negli anni in cui la stampa scritta ed elettronica veniva bloccata dai regimi totalitari dei loro Paesi e del blocco sovietico (…). E nonostante il perdurare di un muro di ostilità sembra che qualcosa sia filtrato nelle loro coscienze se si è giunti non solo agli accordi di pace con l’Egitto e con la Giordania ma anche a quelli di Oslo e di Ginevra con i palestinesi». E conclude così: «Perché assumere sempre il ruolo della vittima costretta a seminare minacce e avvertimenti? E perché rivolgersi soprattutto agli americani, come se Israele fosse davvero una loro succursale o, secondo le parole di uno dei ministri del Likud, una portaerei americana in Medio Oriente? 

L’eccessiva “americanizzazione” del primo ministro israeliano è ormai più dannosa che utile».