28 Ottobre 2015

Grossmann e il binocolo di Netanyahu

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Sulla Repubblica del 26 ottobre David Grossmann riflettendo sulla nuova fiammata del conflitto israelo-palestinese (intifada dei coltelli), svolge una dura critica verso la politica del premier Benjamin Netanyahu, in quale, dopo la gaffe sul Muftì di Gerusalemme presunto “suggeritore” di Hitler, ne ha inanellata un’altra: durante un sopralluogo al confine con Gaza ha scrutato l’orizzonte con «un binocolo con le lenti tappate». Incidente simbolico per lo scrittore israeliano, in quanto disvelerebbe che «il modo di osservare di Netanyahu sia rivolto, in fin dei conti, verso se stesso».

Interessante la parte finale dell’articolo, nella quale Grossmann, dopo aver accennato ai tanti pericoli che minacciano Israele, i quali dovrebbero essere affrontati ad «occhi aperti», spiega che chiunque «abbia una visione che si sposta, in maniera automatica e ripetitiva, sull’asse che va dall'”uso della forza” all'”uso di ancora più forza”, alla fine sarà sconfitto da una forza a sua volta più potente e determinata».

Mentre invece, secondo lo scrittore, nuove possibilità si «profilano all’orizzonte» e vengono obliate: ricercare alleanze con i Paesi arabi moderati contro il pericolo islamista o rilanciare in maniera seria le trattative con i palestinesi (anche per avere benefici «sull’altro fronte che sta crollando: quello dello status di Israele nel mondo»).

Conclude Grossmann: «Ma il meccanismo psicologico e mentale svelatosi ai nostri occhi in quell’affermazione di Netanyahu sul Muftì e Hitler ci dice in modo più semplice e spaventoso che la politica del governo di Israele, il suo carattere e il suo futuro vengono formulati e stabiliti in questo istante, più che in ogni altro luogo, nello spazio ristretto ed ermeticamente chiuso fra l’uomo Netanyahu e le lenti coperte del suo binocolo. Lì siamo intrappolati, lì si stabilisce il nostro futuro, e lì veniamo condotti, ad occhi chiusi ma apparentemente aperti» (titolo articolo: Fra storia e finzione le ossessioni di Bibi tengono in trappola il popolo israeliano).

Nota a margine. La nuova ondata di violenze che sta insanguinando le strade di Israele è densa di criticità: se non si trova una soluzione all’intifada dei coltelli il rischio che la violenza tracimi è alto. Già il fatto che Netanyahu si sia recato al confine di Gaza è un segnale che prefigura una possibile nuova operazione militare contro Hamas, con conseguenze ancora più tragiche dell’ultima volta. 

C’è un fattore che potrebbe indurre in tentazione Tel Aviv: il conflitto siriano sta assorbendo le energie di Russia e Stati Uniti, sottraendo loro la forza necessaria per mediare nell’ambito di un’eventuale guerra a Gaza. Una finestra di opportunità per quegli ambiti israeliani che da tempo sognano una sconfitta definitiva dello storico nemico.

Peraltro, un nuovo conflitto, infiammando ancora di più il Medio Oriente, renderebbe ancora più difficile la composizione della complessa crisi siriana.