19 Ottobre 2015

Blair, la guerra in Iraq e la commissione Chicolt

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blair_bush,0«Mancava un anno alla guerra in Iraq, ma Tony Blair nel marzo del 2002 aveva già garantito il suo appoggio ad un intervento militare per rovesciare il regime di Saddam Hussein». Inizia così un articolo della Stampa del 19 ottobre nel quale Alessandra Rizzo riporta le rivelazioni contenute in un memo del Dipartimento di Stato Usa pubblicato dal Mail on Sunday. «Il documento venne scritto dall’allora segretario di Stato Colin Powell e inviato alla Casa Bianca una settimana prima dell’incontro tra Blair e Bush, considerato strategico ai fini della partecipazione alla guerra. “Blair sarà con noi se un’operazione militare diventasse necessaria”, scrive Powell […] Sebbene Powell non citi direttamente le armi di distruzione di massa, spiega però che l’ex premier avrebbe offerto a Bush gli argomenti da usare per convincere l’opinione pubblica globale della necessità dell’invasione» (titolo dell’articolo: Guerra in Iraq Blair disse sì a George Bush un anno prima).

Nota a margine. Ovviamente Blair si difende e nega, anche perché sulla vicenda in Gran Bretagna c’è in corso una commissione d’inchiesta, la commissione Chicolt appunto. E forse questo è il punto della vicenda. Non si tratta tanto di tornare a fatti del passato: che la guerra in Iraq sia stato un tragico errore, o un crimine che dir si voglia, è cosa che ormai appartiene alla storia.

Il problema è che molti dei protagonisti di quella oscura vicenda sono ancora in servizio attivo, come se nulla fosse accaduto: non solo l’ex premier britannico, ma i tanti neoconservatori americani – che ancora agiscono nell’ambito della politica estera Usa e tentano di influenzare, attraverso i media, l’opinione pubblica globale – continuano a proporre, sotto altre forme e in altri scenari, le loro ricette per un nuovo ordine mondiale che coniuga bellicismo, noncuranza del diritto internazionale e assertività Usa. Ricette che non hanno portato a un nuovo ordine ma al caos.

La commissione Chicolt, che da tempo rimanda la conclusione dei lavori, come ricorda anche la Rizzo, è un po’ immagine icastica di questa sospensione della storia. Una momento di sospensione pericoloso, perché segnala che il mondo non è ancora riuscito a trarsi fuori dalla spinta verso la destabilizzazione globale e può ripiombare nell’abisso dal quale sta tentando faticosamente di uscire.

La condanna o meno di Blair nell’ambito dell’inchiesta Chicolt potrebbe risultare simbolica anche sotto questo profilo.

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