30 Settembre 2015

Il ruolo dell'Onu nel caos globalizzato

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o.n.uDopo aver accennato ai negoziati che si sono svolti a margine dell’ultima assemblea dell’Onu, anzitutto l’incontro tra Putin e Obama foriero di nuove speranze per la Siria, Roberto Toscano, sulla Stampa del 30 settembre, spiega che i grandi obiettivi dell’Onu – pace, sviluppo dei Paesi poveri e quanto altro – «non sono certo abbandonati. Si potrebbe anzi dire che non sono rinunciabili, se non vogliamo che il mondo della globalizzazione si frantumi in un caos ingovernabile e produca una regressione epocale a base di settarismi, violenze senza limiti e senza regole».

E però, conclude Toscano, le istituzioni sovranazionali come l’Onu «potranno veramente incidere sulla realtà mondiale solo se i poteri realmente esistenti saranno capaci di trovare quella serie di mediazioni e compromessi necessari a costituire un nuovo sistema di relazioni internazionali. Un nuovo contesto nel cui ambito rendere reversibile l’attuale processo di vera e propria destrutturazione. Questo difficile, ma indispensabile processo di ristrutturazione del sistema internazionale andrà condotto su vari livelli e con varie modalità, ma non c’è dubbio che le tanto criticate Nazioni Unite costituiscano oggi più che mai l’ambito privilegiato per questa ricerca» (titolo articolo: La diplomazia ristrutturata dell’Onu).

Nota a margine. Non si può che concordare con l’analisi di Toscano, alla quale va aggiunto, ne accenna in altri termini anche il cronista, che il quindicennio delle guerre neocon ha avuto nell’Onu un bersaglio designato, in quanto freno al libero dispiegarsi della politica estera, e militare, degli Stati Uniti d’America e dei loro alleati.

Così l’Onu è stato svuotato di valore e di autorità, inutile orpello, strumentalizzato semmai solo per tentare di ottenere il marchio di legittimità ad azioni lesive del diritto internazionale (si pensi solo alla seconda guerra del Golfo e alle foto che “dimostravano” il possesso di armi di distruzioni di massa da parte dii Saddam Hussein).

Vittima dell’unilateralismo americano, ha dimostrato in questa ultima sessione, nonostante i tanti limiti strutturali, di avere ancora un ruolo e un compito da svolgere.

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