30 Settembre 2015

Gli Usa, i tiranni e l'Isis

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Marek_Halter-Strasbourg-2010_(2)«Dobbiamo negoziare con il presidente siriano Beshar Al Assad, perché se in gioco ci sono milioni di vite umane si può trattare anche con il diavolo. Non dimentichiamoci che Churchill chiese a Roosevelt di incontrare Stalin, quando questo era considerato il tiranno dell’epoca. Churchill aveva capito che il pericolo maggiore non era Stalin, bensì Hitler. E alla fine fu l’armata rossa a vincere la battaglia di Stalingrado». Così lo scrittore francese Marek Halter sulla Repubblica del 29 settembre.

Prosegue Halter: «Quanto a Obama che dice di non voler trattare con il tiranno Assad, mi viene da ridere. Adoro l’America, ma non si contano i dittatori appoggiati da Washington negli ultimi decenni». Quindi dopo aver spiegato che in Siria «abbiamo sbagliato tutto» (ricordando anche le armi Usa fornite ai cosiddetti ribelli moderati finite per «la metà alle brigate Al Qaeda»), scrive: «Credo che per una volta abbia ragione Putin quando sostiene che è giunta l’ora di serrare i ranghi contro il male che ci minaccia tutti».

Interessante anche il passaggio successivo: «Qual’è la strategia dello Stato islamico? Perseguitare i cristiani nella speranza di una reazione violenta». Infatti, se avvenisse, «le brigate del Califfo finirebbero per guadagnare la solidarietà dell’intero mondo musulmano».

E sui musulmani«Possiamo considerarli tutti nostri nemici, oppure mobilizzarli al nostro fianco valorizzando tutto ciò che è universale nella loro religione e parlando la loro lingua, che è la lingua del Corano. Servirebbero, per esempio, tante radio e altrettanti siti musulmani che parlano ai musulmani, perché è così facile dimostrare che Allah non sta dalla parte degli assassini ma con chi predica la riconciliazione e che chi uccide in nome di Dio commette blasfemia» (titolo articolo: “Per fermare lo jihadismo bisogna trattare con Assad”).

Nota a margine. Abbiamo riportato ampi stralci dello scritto di Halter perché contiene considerazioni invero intelligenti. Sulla necessità di coinvolgere Assad, sul rapporto tra Usa e dittatori (e ipocrisia conseguente) ma soprattutto sulla strategia del Califfato, che fa il paio con la strategia di tanti ambiti occidentali che in questi anni hanno propugnato attivamente la strategia opposta, ma parallela, di confronto con l’islam. Una contrapposizione nella quale hanno preso vigore gli uni e gli altri. Un mostro a due teste dove le teste si sono minacciate di morte a vicenda, ma il cui corpo, unico, è cresciuto in maniera smisurata.

Infine è interessante la descrizione dell’Islam come altro e contrapposto alla perversione dello jihadismo, ancor più suggestiva perché tracciata da un autore ebreo.