11 Settembre 2015

I Brics e il declassamento del Brasile

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«Il funerale dei Brics, parola di cinque lettere che ha guidato per almeno un decennio la crescita mondiale, lo ha celebrato l’agenzia di rating Standard and Poor’s. Quando, nella notte europea, ha ufficializzato una decisione che era già nell’aria da tempo e declassato il debito del Brasile al livello di “spazzatura”». Inizia così un articolo di Gianluca Paolucci sulla Stampa dell’11 settembre (titolo: “Il Brasile è spazzatura” S&P fa il funerale ai Brics).

Prosegue Paolucci: a livello simbolico «la decisione di S&P che ha portato il giudizio a BB+ e quindi in territorio “junk” per la prima volta dal 2008, mette la parola fine al termine Brics come acronimo dei Paesi che avrebbero (e almeno in parte hanno) guidato la crescita mondiale. Inventato nel 2001 dall’economista di Goldman Sachs, Jim O’Neill, Brics (letteralmente “mattoni”) è l’acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica». Nell’articolo si dà conto anche delle difficoltà crescenti del Sudafrica e della Russia oltre che delle recenti fibrillazioni economico-finanziarie cinesi.

Nota a margine. Il pregio dell’articolo sta tutto nell’aver individuato l’alto valore simbolico del declassamento del Brasile. Che va al di là del singolo Paese. Nel luglio scorso, peraltro, i Brics avevano dato vita a un’opera alquanto ambiziosa: la creazione di una loro banca internazionale, di fatto antagonista al Fondo monetario. Un organismo che va a incalzare l’architettura monetaria mondiale basata sul dollaro. La caduta del Brasile, oltre a conseguenze economico-finanziarie locali e internazionali, sembra quindi avere più ampi e profondi contraccolpi geopolitici.

A stare al fondo di Paolucci, sembra che l’iniziativa di mezza estate messa in cantiere dai Brics sia da derubricarsi alla voce “boutade”. Sarà così? Di certo ai giganti asiatici è indispensabile muoversi insieme a Paesi di altri continenti – o l’alternativa è globale o non è -, da qui l’importanza anche simbolica dello Stato carioca. Ma dare per conclusa un’avventura appena iniziata, che si basa sulla forza economica della seconda economia del pianeta (la prima in base all’economia reale, ché la ricchezza in Occidente ha il vizio di essere virtuale) e può contare sulla forza, l’operosità e i consumi di metà della popolazione mondiale… Resta il dato, certo, foriero di nuovi travagli e frenate, ma gli sviluppi sono ancora incerti e tutti da verificare.

Da ultimo, e non ultimo, anche in questo caso il giudizio delle Agenzie di Rating si accompagna ai dubbi che da tempo suscita l’operato di tali organismi di analisi economico-finanziaria, da sempre accusati, spesso a ragione, di soffrire della commistione tra interessi privati e funzioni di fatto pubbliche.