10 Settembre 2015

Turchia: violenti attacchi a media e sedi dell'opposizione

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images«Membri dell’Akp, il partito islamico del presidente Recep Tayyp Erdogan, e del Mhp, il partito nazionalista di Devlet Bahçeli, hanno attaccato più di 128  sedi del partito di sinistra Hpd [la sorpresa politica delle ultime elezioni ndr.] e più di 300 negozi curdi nella notte tra il 7 e l’8 settembre. La sede nazionale del Hpd è stata invasa da un centinaio di manifestanti che l’hanno saccheggiata e incendiata completamente. La sede del quotidiano Hürryet e quella di Sabah, come anche la televisione Atv, sono state attaccate lunedì e martedì sera, al grido “Allah Akbar” da militanti del governo transitorio». La notizia è stata riportata dal sito reseau voltaire ed è confermata da altri siti, più o meno noti, con dettagli ulteriori. Erdogan, al quale le forze di opposizione hanno attribuito la responsabilità politica degli attacchi, ha condannato pubblicamente le violenze.

Nota a margine. Deriva inquietante quella turca, che ricorda tempi oscuri in Europa. Come preoccupa che nessun giornale italiano abbia riportato la notizia, anche fosse per solidarietà tra media, stante che Hürryet è uno dei giornali più noti della Turchia.

C’è un clima acceso nello strategico Paese del Bosforo, un incendio scoppiato dopo che Erdogan ha dato avvio alla campagna militare contro il partito dei lavoratori curdi (Pkk) in patria e nei Paesi vicini (Iraq e Siria), che a sua volta ha reagito sia livello militare che con attentati.

Ma questi sviluppi, interpretabili anche alla luce delle prossime elezioni politiche che si terranno il 1º novembre, sono di altro e ancor più oscuro segno. Proteste sommesse, se non assenti, dei partner Nato, che hanno nella Turchia un alleato fondamentale in chiave anti-Isis (almeno nelle dichiarazioni ufficiali, ché la realtà, come sanno i lettori del nostro sito – e di altri – è ben diversa).

Avevamo appena finito di scrivere la nota che abbiamo appreso come nella notte agenzie stampa abbiano rilanciato la notizia dell’apertura di una indagine a carico del leader del Hpd Selattin Demirtas da parte della procura generale di Diyarbakir, principale città curda.