27 Luglio 2015

Il Papa e i piccoli doni dell'uomo affidati al Signore

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urlNell’Angelus del 26 luglio, papa Francesco ha commentato la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci. E ha iniziato dal «rapido calcolo» dell’apostolo Filippo, che immagina come «organizzando una colletta, si potranno raccogliere al massimo duecento denari per comperare del pane», inutile per quella folla che si stringeva attorno al Signore. Filippo ragiona in «termini di mercato», ha spiegato Francesco, logica che Gesù scardina ponendo quella del «dare».

Andrea, infatti, il fratello di Pietro, presenta al maestro «un ragazzo che mette a disposizione tutto ciò che ha: cinque pani e due pesci». «Gesù aspettava proprio questo», ha spiegato Francesco con un cenno bellissimo sull’attesa di Dio nei confronti dell’uomo. Proprio da questa piccola offerta Gesù parte per compiere il miracolo della moltiplicazione. Quindi il Signore rende grazie al Padre e distribuisce quei pani compiendo così gesti che «anticipano quelli dell’Ultima Cena, che danno al pane di Gesù il suo significato più vero. Il pane di Dio è Gesù stesso». Lui che offre se stesso all’uomo affamato, non solo di pane materiale, ma «di Dio».

E ha concluso spiegando come di fronte alle sofferenze, alle miserie del mondo sembriamo impotenti. «Lamentarsi non serve a niente, ha detto il Papa, «ma possiamo offrire quel poco che abbiamo, come il ragazzo del Vangelo. Abbiamo certamente qualche ora di tempo, qualche talento, qualche competenza. Chi di noi non ha i suoi “cinque pani e due pesci”? Tutti ne abbiamo! Se siamo disposti a metterli nelle mani del Signore, basteranno perché nel mondo ci sia un po’ più di amore, di pace, di giustizia e soprattutto di gioia […] Dio è capace di moltiplicare i nostri piccoli gesti di solidarietà e renderci partecipi del suo dono».