3 Luglio 2015

Guerra nell'ex Jugoslavia: l'ultimatum capestro alla Serbia

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Milosevich e Clinton prima della guerra nella ex Jugoslavia che li vide su fronti opposti

Milosevich e Clinton prima della guerra nella ex Jugoslavia che li vide su fronti opposti

Sulla rubrica delle Lettere del Corriere della Sera del 3 luglio, Sergio

Romano traccia un parallelo tra l’ultimatum di Vienna a Belgrado in occasione dello scoppio della prima Guerra Mondiale e di quello Usa alla Serbia prima della recente guerra balcanica, ambedue costruiti per essere rifiutati. Così sulla guerra nell’ex Jugoslavia: «Quanto all’ultimatum contenuto nell’accordo alleato di Rambouillet del marzo 1999, la ricostruzione del testo è resa più complicata dalla esistenza di allegati che sarebbero stati comunicati ai serbi tardivamente e di cui la Russia, a quanto pare, non era al corrente. In particolare, prevedeva che la Jugoslavia concedesse alle truppe Nato il diritto di passare in tutto il suo territorio nazionale, nello spazio aereo e nelle acque territoriali».

«Le intenzioni americane, comunque, divennero chiare dal momento in cui il Segretario di Stato americano Madeleine Albright invitò a Ramboullet una delegazione dell’Uck, il movimento della resistenza kosovara che gli Stati Uniti, in altre circostanze, avevano considerato terroristico. Invitandolo alla conferenza, sia pure in anticamera, il segretario di Stato americano promuoveva l’Uck a partner necessario di ogni possibile soluzione»

E cita in proposito un articolo di Noam Chomsky, autorevole professore del Massachusetts Institute of Technology, che in un recente articolo ha sostenuto che, in quel momento, la crisi balcanica conservava ancora «strade percorribili e compromessi possibili. Ma gli Stati Uniti avevano deciso di passare all’azione».

Nota a margine. Sulla guerra consumata nella ex Jugoslavia tanti punti sono ancora da chiarire. Le precisazioni dell’ex ambasciatore a Washington richiamano alla memoria quel che scrisse sull’accordo di Rambouillet Henry Kissinger, il quale riferì che quegli accordi erano «esoterici». Segreti da non rivelarsi in pubblico, probabilmente la decisione di iniziare una guerra nella penisola balcanica. Non che Milosevich fosse uno stinco di santo, ma questi cenni fanno intravedere come anche dall’altra parte la santità non abbondava.