26 Giugno 2015

L'Isis minaccia Mosca

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caucaso isis

«Lo Stato Islamico ha proclamato il “Wilayat Qawqaz”, la provincia del Califfato, dopo aver ricevuto il giuramento di fedeltà da un folto numero di gruppi islamici locali. È la prima volta che Isis afferma di avere un proprio “Wilayat” sul territorio della Russia.  Il portavoce di Isis, Abu Muhammed al-Adnani, ha pubblicato online una dichiarazione nella quale annuncia la nascita del “Governatorato del Nord Caucaso” affermando che a guidarlo è Abu Muhammad al-Qadari.

«L’annuncio del portavoce segue di alcuni giorni il file audio, postato online, nel quale giurano fedeltà al Califfo di Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, i leader dei gruppi islamici delle regioni di Dagestan, Cecenia, Inguscezia e KBK (Kabarda, Balkaria e Karachay)». La nota di Maurizio Molinari sulla Stampa.it del 25 giugno è di quelle che fanno raggelare il sangue.

Ieri è cambiato il mondo: L’Isis ha ufficialmente dichiarato guerra alla Russia.

Temevamo da tempo questo annuncio, anche se speravamo di non doverlo registrare mai data la sua portata devastante a livello internazionale. Era chiaro che prima o poi il Caucaso sarebbe potuto diventare il nuovo fronte dello jihadismo, sia perché molti dei tagliagole affiliati ad al Nusra e all’Isis, le principali sigle terroristiche che operano in Iraq e Siria, sono stati arruolati ed addestrati in questa regione, sia perché la Russia è l’alleato (e il sostenitore) storico del nemico Assad.

Fin dall’inizio della crisi Ucraina per Mosca si era profilata la possibilità dell’apertura di un fronte di attrito orientale. Ma finora tale eventualità era rimasta circoscritta alla Georgia, che la diplomazia Usa, e non solo, sta tentando di spingere nell’Unione europea (ad oggi è associata, con decisione alquanto bizzarra data la geografia) e nella Nato. Una spinta che Mosca non può che percepire come una sfida, analogamente a quanto avvenuto con l’Ucraina.

Una sfida che alcuni giorni fa è stata rilanciata attraverso la nomina simbolica dell’ex premier georgiano Saakashvili a sindaco di Odessa (ne abbiamo accennato in una Postilla precedente, non ci ripetiamo).

Val la pena accennare, inciso che ha la sua rilevanza date le circostanze, che nelle more del conflitto ucraino, guerriglieri ceceni, addestrati negli stessi campi di addestramento dei terroristi islamici e a questi collegati, hanno combattuto per conto del governo di Kiev contro gli irredentisti del Donbass. Una presenza discreta, ma fondamentale sul campo di battaglia, dove l’esercito ucraino ha evidenziato tutte le sue lacune.

Da ieri le cose sono cambiate radicalmente: mentre sale la tensione sul suo fronte occidentale, la Russia vede profilarsi una nuova e forse più devastante minaccia ad Oriente. Il terrorismo dell’Isis è pronto a rilasciare il suo orrore nel Caucaso e i suoi attentati nel cuore di Mosca. Ed eventualmente a intrecciarsi con una possibile spinta anti-russa in Georgia, il cui governo finora ha resistito, per quanto possibile, alle sirene occidentali (il gioco dell’attacco parallelo di ribelli moderati e terroristi, già visto in Siria, potrebbe ripetersi a Tbilisi, creando instabilità e moti centrifughi).

L’apertura di un nuovo fronte orientale di tal genere rappresenterebbe per Mosca una minaccia mortale, alla quale sarebbe costretta a reagire con tutte le sue forze, pena la dissoluzione. Mosca (come anche l’Occidente) sa perfettamente chi sono gli sponsor dello jihadismo internazionale e la sua reazione potrebbe estendersi anche a questi. Con una escalation di difficile controllo.

Abbiamo usato il condizionale perché non è detto che l’annuncio del Califfato abbia un seguito. Certe eventualità tragiche, seppure auspicate da certo mondo oscuro, fanno di certo paura a diversi e influenti ambiti occidentali che stanno subendo la strategia dei neocon (o teocon che dir si voglia, dal momento che si tratta di ambiti abitati da perversa religiosità, non certo islamica)  che prevede appunto il confronto duro tra Oriente e Occidente.

È quindi possibile che la minaccia dell’Isis nel Caucaso possa andare ad attutirsi, è un semplice problema di sponsor, ma la moral suasion su questi non è cosa facile, come si è visto finora.

La minaccia del Califfato invece prenderebbe ancora più vigore se andasse a compimento la spinta verso il suo riconoscimento internazionale, con modi e forme da stabilirsi (vedi nota). Un Stato islamico tollerato dall’Occidente nel cuore del Medio Oriente, oltre che rappresentare un cuneo di instabilità in questa area geografica, potrebbe funzionare in senso opposto a quello attuale: se finora ha pompato guerriglieri ceceni per scagliarli sul mondo arabo, in futuro potrebbe reclutare in maniera ancora più massiccia di adesso agenti del terrore provenienti dal mondo arabo e occidentale per riversarli contro la Russia.

Momento molto delicato per il mondo. Oggi Putin e Obama hanno avuto una conversazione telefonica dopo mesi di gelo apparente. A tema la trattativa sul nucleare iraniano, ormai in scadenza, il confronto nell’Est Europa e, ovviamente, l’Isis e agenzie del terrore a questo collegate. Il fatto che i due si siano chiamati dopo l’annuncio del Califfo può essere casuale, dal momento che la scadenza dei termini della vicenda iraniana è tema di alta politica internazionale. Ma non si può non registrare come dato il fatto che tale telefonata sia avvenuta il giorno dopo l’annuncio dello strano Califfo.