1 Giugno 2015

L'Uck, il Kosovo e il traffico di organi internazionale

imgres«C’è ancora una zona buia, una porzione di passato non del tutto esplorata e che nasconde fosse comuni, lutti, pulizia etnica e, con ogni probabilità, anche un commercio di organi perpetrato sul corpo di civili inermi». Così inizia un articolo di Marco Benedetelli sull’Avvenire del 29 maggio che esplora il traffico di organi scoperto in Kosovo dopo la “liberazione” dello stesso ad opera della Nato e dell’Uck, che poi ha gestito la pulizia etnica successiva ai danni dei serbi.

L’articolo accenna alle «fosse comuni» e alle vittime serbe «predate dei propri organi in sale operatorie dell’orrore», reati su quali il Presidente del Consiglio d’Europa, Anne Brasseur, ha affermato essere prossimo il processo, anche se c’è controversia su chi dovrebbe portarlo avanti. Ad oggi a indigare è l’Icty (tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia) che in proposito ha accumulato «vertiginose pile di testimonianze e documenti raccolti in un decennio di indagini».

Benedettelli ricorda una vicenda analoga, sempre nel Kosovo, un traffico di organi durato fino al 2008 sul quale ha fatto luce Eulex (chiamata a verificare e a formare lo Stato di diritto della nuova entità statale); un traffico che aveva la sua base nella Clinica (degli orrori) Medicus e che vede condannate già cinque persone.

E ancora, Clint Williamson, procuratore a capo della Special investigative task force, che ha indagato sulle brutalità anti-serbe commesse dopo l’avvento dell’Uck nel Paese (1999), lo scorso anno ha documentato gli efferati crimini commessi, oltre alla volontaria distruzione di diversi luoghi di culto (cristiani). Nel suo rapporto «forti indicazioni» a conferma che «alcuni prigionieri sono stati sacrificati al traffico d’organi e poi uccisi, lungo un sistema di campi di reclusione disseminati» in alcuni villaggi tra Kosovo e Albania.

Continua Benedettelli: «Spiegano gli inquirenti che fra le pareti dell’ormai nota “casa gialla”, il casolare color girasole del villaggio di Rripe, prigionieri venivano mandati nelle sale operatorie e poi uccisi. I loro organi erano estratti e poi venduti nel mercato internazionale». Tra le carte di queste inchieste spuntano «a più riprese nomi altisonanti della gerarchia kosovara», tra cui quello di Hashim Thaci, «tre volte premier e oggi ministro degli Esteri [del Kosovo ndr.], noto dai tempi dell’Uck ai servizi segreti mondiali  per le sue attività nel traffico di eroina».

Far luce su queste efferatezze sarà arduo, dato che gli inquirenti hanno denunciato un clima di «intimidazione» verso i testimoni. Ma anche per le forti pressioni che vengono «dal governo kosovaro, da quello albanese e dai rappresentanti di Umik (Missione di amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Kosovo) poco favorevoli a vedere i membri del nascente governo kosovaro crollare in credibilità agli occhi della comunità internazionale».

Titolo articolo: Traffico d’organi in Kosovo l’orrore che torna a galla.

Nota a margine. Abbiamo riportato molta parte dell’intelligente, documentato e coraggioso articolo di Benedettelli perché è difficile trovare inchieste del genere sui giornali italiani. Lo scritto getta qualche luce sui valorosi liberatori dell’Uck, che la Nato ha portato al governo del Kosovo, la cui proclamazione di indipendenza fu accolta con giubilo dai Paesi occidentali (a differenza di quanto avviene oggi per le regioni dell’Est Ucraina, la cui – più limitata – richiesta di autonomia da Kiev è guardata con astio e diffidenza). 

A completare il quadretto, oltre ad altri particolari riportati anche da Benedettelli sulla corruzione endemica del Kosovo e sui dati raccapriccianti della disoccupazione (50% della popolazione), forse andrebbe aggiunto anche dei sottaciuti legami tra l’Uck e al Qaeda. Una strana alleanza che oggi si ripete in Siria, dove al Qaeda (leggi al Nusra e suoi affiliati, ma anche l’Isis che di diverso ha solo il nome) è scatenata in funzione anti-Assad, come da desiderata occidentali… Non è una santa alleanza, né può esserlo per forza di cose, ma certo si tratta di una strana compagnia di giro.