26 Marzo 2015

Il disastro dell'aereo Germanwings e l'Europa

Tempo di lettura: 4 minuti

disastro germanwings

Il nostro povero sito non ha prodotto paginate sul tragico disastro che ha visto protagonista il volo  Gemanwings, l’aereo tedesco che si è abbattuto in Francia. In realtà sul tema specifico non c’è molto da dire: vale il silenzio, vale il dolore.

Anche le notizie che giungono, non sono che frammenti di verità tutte da verificare. A oggi sembra che uno dei piloti ha portato allo schianto suicida il velivolo, dopo aver chiuso fuori l’altro pilota. Se non emergeranno novità, il gesto sembra sia stato dettato da qualche mania suicida del funesto conducente del volo; o da qualche crisi depressiva dello stesso.

E però, se sui dettagli della tragedia aerea non vogliamo soffermarci, possiamo però tentare di guardarla sotto un altro profilo. Non per fare aberranti speculazioni su un funesto lutto, ma per tentare di suggerire  qualcosa che ci pare (forse) indicare questa nuova tragedia europea. Una suggestione, nulla più, per tentare di dare a questo lutto una valenza diversa, come di un seme, per quanto tragico, per un nuovo inizio.

Spieghiamo. Abbiamo scritto tragedia europea non a caso. Non solo perché questo volo che ha infranto destini e speranze di centocinquanta persone su un monte francese portava passeggeri di diversi Paesi del Vecchio Continente; non solo perché l’aereo ha finito il suo volo proprio nel cuore dell’Europa; ma perché questo dolore, ed è questo il punto, è stato fatto proprio da un intero continente.

Come accaduto per le fin troppo recenti stragi di Parigi – l’ipermercato Kosher e Charlie Hebdo – un’altra tragedia accomuna, nel lutto, l’intera Europa. A morire non sono stati tedeschi o francesi o spagnoli, ma cittadini europei, nostri concittadini. Una consapevolezza nuova.

Ecco, se tale sciagura, unita alla precedente, spingesse l’Europa a ritrovare quell’anima comunitaria defunta sotto il peso dell’egemonia tedesca (ormai manifesta: basta vedere con chi sta trattando i suoi problemi la Grecia), queste morti, e quelle di Parigi, non sarebbero inani, potrebbero anzi forse innescare qualcosa di diverso.

La Germania non è in grado di governare l’Europa da sola, nonostante sia quello che faccia da tempo. Lo si vede in tanti particolari. Ma al di là dei dettagli, la nostra considerazione si fonda sulla constatazione storica che la macchina Ue è stata creata perché fosse guidata da tanti per un destino comune: una unione di rischi e opportunità per trovare vie di prosperità per tutti i cittadini europei.

Invece sta accadendo tutt’altro, anche perché la leadership tedesca non riesce neanche a immaginare quella “prosperità per tutti” per la quale la comunità è stata creata. Non può non per qualche scelta egoistica o morale (il peccato originale, si può dire in termini cristiani, vale per tutti, non solo per i tedeschi). Ma perché questa idea comunitaria è semplicemente in contrasto, né può essere altrimenti, con l’idea di una prosperità nazionale, propria di ogni Stato sovrano.

Priva di questa prospettiva comunitaria, la leadership europea a guida tedesca non può che avere un orizzonte limitato. Come limitate diventano le sue possibilità di interazione con il mondo. Basti pensare alla tregua raggiunta in Ucraina grazie alla mediazione dalla cancelliera tedesca Merkel (e dal presidente Hollande… tra parentesi): non ha innescato nessun processo virtuoso, ma solo prodotto una pausa del conflitto, pur benedetta, che rischia di esser spazzata via a breve.

E si tratta di una pace vitale per l’Europa, che non può permettersi un conflitto in casa, pena l’incendio di tutto il comprensorio.

Così il tragico volo del Germanwings, oltre a suscitare dolore per le tante, troppe vittime innocenti,  ha in sé qualcosa di simbolico che rimanda ad altro: il pilota che si chiude dentro, figura della Germania che si isola dagli altri Stati e prende il controllo del velivolo Europa. E lo conduce in un volo planare che inesorabilmente – non in picchiata ma con una discesa costante e quasi senza che nessuno se ne accorga, neanche il conducente – va verso un destino fatale.

Non si tratta di criminalizzare la Germania, che tra l’altro porta su di sé il peso maggiore di questo atroce lutto. Anzi.

Se questo dolore che accomuna l’Europa durerà tempo, se convincerà la Germania che ha bisogno dell’aiuto altrui per governare, che i destini si accomunano non solo grazie a una moneta, ma anche alle lacrime, alle speranze, alle condivisioni di vita e di alterna fortuna. Se questo lutto convincerà gli altri Paesi Ue che la Germania non è un totem da riverire per ottenerne in cambio condizioni privilegiate, ma un partner da sostenere come gli altri secondo diverse e proprie modalità, allora, forse, anche le lacrime versate in questi giorni dai cittadini della nostra povera Europa avranno un altro valore.

Certo, la storia recente della Germania è purtroppo abitata dalla perseveranza (distruttiva) negli errori, ma tanta acqua è passata da allora e anche il mondo, da allora, è cambiato. E la possibilità di un cambiamento in sede europea, magari dettato proprio da questa nuova consapevolezza dei cittadini europei, è ancora possibile.

Forse quanto scritto suonerà retorico, me ne rendo conto ora che ho finito di scrivere. O forse apparirà un modo per esorcizzare un dolore che, pure lontano, appare prossimo.

Ma in fondo a noi pare solo un messaggio in bottiglia da abbandonare nel mare delle tante considerazioni che si intrecciano in queste ore sulla tragedia del germanwings,

Un messaggio che pure accompagna, in queste ore di pena, le nostre povere preghiere per i passeggeri di quel volo d’incanto, che l’avverso destino ha voluto abbattere al suolo.