25 Marzo 2015

Impressioni dall'Idroscalo di Ostia

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monumento pasolini

Nella foto il monumento dedicato a Pier Paolo Pasolini all’idroscalo di Ostia, dove fu ucciso il 2 novembre del ’75 (festività dei defunti). Per Pasolini la Passione di Cristo è la storia più ineffabile mai “raccontata”. In una lettera a don Giovanni Rossi della Pro Civitate di Assisi, aveva scritto:

 

«Sono “bloccato”, caro don Giovanni, in un modo che solo la Grazia potrebbe sciogliere. La mia volontà e l’altrui sono impotenti… Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella (come molti potenti della vita o molti miseri peccatori): sono caduto da sempre, e un mio piede è rimasto impigliato nella staffa, così che la mia corsa non è una cavalcata, ma un essere trascinato via, con il capo che sbatte sulla polvere e sulle pietre. Non posso né risalire sul cavallo degli Ebrei e dei Gentili, né cascare per sempre sulla terra di Dio» (lettera a don Giovanni Rossi, direttore di Pro Civitate Christiana, 27 dicembre 1964).

 

Piace riportare queste parole del grande scrittore, poeta e regista italiano in questo tempo di Quaresima. Quell’accenno al blocco che solo la grazia può sciogliere è di una profondità unica, che non si ravvede in tanti sermoni cattolici. Parole che rimandano all’inno quaresimale Vexilla Regis che recita: «Ave, o Crux spes unica/ hoc passionis tempore/ piis adauge gratiam,/ reisque dele crimina» (salve, o Croce unica speranza, in questo tempo di passione ai pii aumenta la grazia, cancella i crimini dei peccatori).

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