18 Settembre 2012

Che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso...

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Immagini tratte dal film “Uomini di Dio”

Recensione del libro “Degli uomini e degli dei” sul Corriere della Sera del 17 settembre firmato da Alberto Melloni. Il volume di Henry Quinson, consulente monastico dell’omonimo film francese che vinse la Palma d’oro a Cannes (che in Italia uscì con il titolo “Uomini di Dio”), ne ripercorre le riprese. La pellicola, che ha commosso il pubblico, rievoca la storia dei monaci di Tibhirine e il loro assassinio, avvenuto nel 1996, ancora avvolto nel mistero. «Una vicenda politicamente esplosiva e delicatissima sul piano teologico. Perché quei monaci dediti al silenzio avevano deciso di restare nella “loro” terra con consapevolezza», nonostante le minacce subite. Era il tempo in cui l’Algeria era precipitata in una sanguinosa follia, alimentata dai fondamentalisti del Gia. Scrive Melloni: «In realtà quel film e questo libro “funzionano” per il loro oggetto: un cristianesimo “scandalosamente” pago della sua insignificanza, perché lo “scandalo” è che solo a ciò che è insignificante e finito Gesù sussurra un “ti amo” che non basta la vita a contraccambiare».

Nota a margine. Nell’articolo si accenna al testamento di Christian du Chergé, priore del monastero, ucciso con sei dei suoi compagni, definito come «uno dei testi più belli della cristianità». Lo  riportiamo di seguito.

Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era “donata” a Dio e a questo paese.
Che essi accettassero che l’unico Signore di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale.
Che pregassero per me: come essere trovato degno di una tale offerta?
Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.
La mia vita non ha valore più di un’altra. Non ne ha neanche di meno. In ogni caso non ha l’innocenza dell’infanzia.
Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nello stesso tempo di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.
Non posso augurarmi una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse indistintamente accusato del mio assassinio.
Sarebbe pagare a un prezzo troppo alto ciò che verrebbe chiamata, forse, la “grazia del martirio”, doverla a un algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam.
So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli algerini, globalmente presi, e conosco anche quali caricature dell’Islam incoraggia un certo islamismo. Ê troppo facile mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti.
L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa, sono un corpo e un’anima.
L’ho proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza, ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.
La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: “Dica, adesso, quello che ne pensa!”..
Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con Lui i Suoi figli dell’Islam così come Lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo “grazie” in cui tutto è detto ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!
E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo.
E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inshallah

13 Marzo
Per la Quaresima