23 Marzo 2015

Israele e la vittoria di Netanyahu

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1815602587Netanyahu ha vinto le elezioni israeliane a dispetto dei sondaggi che davano la vittoria ai suoi avversari dell’Unione sionista. Una sconfitta anche delle società che hanno analizzato le tendenze dell’elettorato, le quali non sono riuscite a intercettare i sentimenti profondi del popolo.

Sul Blog che cura per il FattoQuotidiano, il 21 marzo Franco Rizzi ha spiegato in questo modo la vittoria di Netanyahu«La paura dell’affluenza elettorale degli arabi, il discredito della “Sinistra” che sarebbe potuta tornare al potere attentando alla “sicurezza”, la denuncia dei “finanziamenti esteri” ricevuti dall’Unione Sionista, dai gruppi di pressione ad essa vicini (V-15 – Victory 15 ndr. -) e da varie Ong impegnate a difesa dei diritti umani; la capacità del premier di sfruttare a proprio favore la tensione con l’amministrazione Obama, ritraendo Israele (e sé stesso) come un Paese incompreso dalla comunità internazionale e perfino dai propri alleati (gli Usa). Una campagna elettorale fondata sulla “paura”: degli altri – intesi come “arabi, la Sinistra, gli stranieri e le influenze estere”».

Nota a margine. La vittoria elettorale dell’ex premier e il governo di destra che è uscito dalle urne – la formalizzazione a breve – avrà significative ripercussioni sul Medio Oriente e altrove. Tra queste la prosecuzione del negoziato arabo-israeliano: Netanyahu, durante le operazioni di voto, per raccogliere consensi dall’ultradestra, aveva annunciato che con lui al potere lo Stato palestinese non avrebbe mai visto la luce. All’indomani della vittoria ha corretto il tiro, anche per non aumentare le distanze con l’amministrazione Usa che è invece favorevole, ma certo la prospettiva si complica. 

Molti analisti, tra l’altro, avevano spiegato che una vittoria della destra avrebbe messo in difficoltà la fazione moderata dei palestinesi a scapito dell’ala più dura; un ulteriore elemento di preoccupazione. 

Non c’è che da rispettare il voto popolare di uno Stato sovrano, allo stesso tempo non si può non sperare che questa svolta a destra di Israele non aumenti la conflittualità in un mondo arabo già squassato dalle spinte dello jihadismo targato Isis e al Qaeda.