27 Febbraio 2015

La Bbc e le tenebre di piazza Maidan

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piazza maidan«Sparavo verso il basso, mirando ai piedi», dice un uomo che chiameremo Sergei, che mi racconta di aver preso posizione in cima al palazzo del Conservatorio di Kiev, all’angolo sud-est della piazza (Maidan). «Ovvio che avrei potuto colpirli anche al braccio o altro. Ma non sparavo per uccidere».

La mattina del 20 all’alba, quella della sparatoria, Sergei racconta di esser stato scortato al conservatorio, e di aver passato una ventina di minuti, prima delle sette, accanto a un altro uomo armato, prima di iniziare a sparare alla polizia. Altre fonti confermano il racconto. Quella mattina Andriy Shevchenko, allora un parlamentare di opposizione vicino al movimento della Maidan, racconta di aver ricevuto una telefonata dal capo della polizia anti sommossa in piazza. «Mi chiama e dice: Andriy, qualcuno sta sparando ai miei ragazzi». […] «Continuavo a ricevere sue chiamate: “Ne ho tre feriti, ne ho cinque feriti, ho un morto”. A un certo punto mi fa: “Basta, io mi ritiro”. E continua: “Andriy, non so ora cosa accadrà”. Ma chiaramente aveva il presentimento che stesse per succedere qualcosa di brutto». […] Un fotografo che è entrato al conservatorio, più tardi quella mattina, ha immortalato uomini armati, anche se non al momento di sparare […].

Solo tre persone sono state arrestate per i fatti di quel giorno, tutti poliziotti delle forze speciali […] Sono accusati di aver sparato sulla folla, causando 39 morti. Ma ci sono almeno altri dodici morti tra la folla, oltre a tre poliziotti uccisi. Alcuni di loro sono stati sicuramente uccisi dai cecchini che sparavano dai tetti. […].

Sergei racconta di esser stato assoldato come cecchino a fine gennaio da un uomo che descrive come un ufficiale in pensione. Anche Sergei è un ex soldato. “Ci trovammo a parlare e gli piacqui”. L’ex ufficiale lo dissuase dall’unirsi a qualche altro gruppo della Maidan. “Il tuo momento arriverà”, gli disse. […] Non è chiaro chi fosse l’uomo, o se appartenesse a qualche gruppo organizzato della Maidan. E molto altro va ancora chiarito, come chi sparò il primo colpo la mattina del 20 febbraio. Per le teorie del complotto è possibile che Sergei sia stato manipolato, una marionetta in un gioco più grande. Lui non si sente così: dice che era un semplice manifestante, che ha preso in mano le armi per difendersi. “Non volevo uccidere nessuno. Ma quella era la situazione. Non mi sento un eroe. Il contrario. Ho problemi a dormire, cattivi presagi. Provo a controllarmi. Ma mi innervosisco sempre. Non c’è niente di cui essere fiero. È facile sparare. Vivere dopo, quello è difficile. Ma dovevo difendere il mio paese».

Nota a margine. Quelli che ha abbiamo riportato sono alcuni passaggi di un servizio della Bbc del 20 febbraio. Ed è alquanto istruttivo su quanto successe allora in piazza Maidan. Le uccisioni indiscriminate ad opera di cecchini infiammarono la piazza che diede la spallata finale al governo Yanukovich mentre erano ancora in corso negoziati tra questi e le opposizioni.

Il servizio della Bbc va letto insieme alla nota telefonata tra la responsabile dei sevizi medici di piazza Maidan, Olga Bohomolets, e l’allora alto rappresentante della politica Estera della Ue Catherine Ashton, nella quale la prima confidava alla seconda la sua opinione che vedeva i famosi cecchini della Maidan al servizio delle opposizioni. Allarme al quale la Ashton rispose con algido distacco, accennando a una possibile inchiesta successiva, di fatto ancora non svolta (una inchiesta veramente indipendente). Fare piena luce su quanto avvenne allora sarà sempre più difficile, ma sarebbe oltremodo importante, anche perché da quegli avvenimenti sono derivati tanti accadimenti successivi, compresa la guerra del Donbass. Nessun giornale italiano ha riportato l’inchiesta, pur di rilevante importanza, della Bbc.