11 Febbraio 2015

Ora è reato diventare jihadista (e allora?)

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newsletter_siria_jihadistiDiventa reato per un italiano arruolarsi nell’Isis o altre formazioni jihadiste. Una legge che arriva dopo che alcuni jihadisti di ritorno hanno insanguinato l’Europa.

Norma utile, che giunge con molto ritardo. E che suscita certa ilarità: di fatto la legge sancisce che militare in una formazione dichiaratamente terrorista non va bene…

Ma al di là, qualcuno ricorderà forse che, fino a qualche tempo fa, di tanto in tanto apparivano sui giornali pagine dedicate a italiani e stranieri che andavano ad arruolarsi nelle fazioni jihadiste anti-Assad, i famosi ribelli siriani. Pagine commosse, con tanto di foto di figure barbute che, convertite al magnifico e progressivo credo pseudo-islamista professato dagli jihadisti in camicia nera, andavano a sfidare la morte per unirsi alla lotta di liberazione di un popolo, quello siriano, dal feroce dittatore. Pagine di storie eroiche, libere, fiere.

Una narrativa avventurosa, tanto che anche Greta e Vanessa, le cooperanti italiane rapite e poi liberate dalla mano jihadista, durante la loro missione “umanitaria” in Siria (che tanto umanitaria, si scoprirà poi, non era), si fanno fotografare con un un cartello che recita: «Agli eroi del Battaglione dei Martiri. Grazie dell’ospitalità e se Dio vuole vedremo la città di Idlib libera quando torneremo».

Cosa è cambiato da allora? Che al tempo a morire sotto i colpi dei jihadisti erano solo siriani: bambini trucidati, soldati giustiziati sul posto, uomini sgozzati, gettati vivi dai terrazzi dei palazzi e altre e varie amenità. Allora, appunto, essere jihadista non era reato… Ora quei cavalieri di ventura con le mani sporche di sangue innocente fanno paura agli apprendisti stregoni che li hanno evocati. Il loro ritorno spaventa. E dire che Assad e altri esponenti del governo di Damasco avevano messo in guardia per tempo, spiegando che la legione straniera dei jihadisti siriani si sarebbe rivoltata contro lo stesso Occidente. Allarmi che venivano puntualmente irrisi con disprezzo e derubricati a farneticazioni senza importanza di un regime dittatoriale.

La nuova legge rende giustizia (ci scusiamo per l’ignobile gioco di parole) agli allarmi lanciati per tempo da parte siriana. Sono passati anni da allora e tanti, troppi morti innocenti. E nessuno farà mea culpa per aver ignorato gli appelli del passato. E ancora, Assad resta collocato in un angolo oscuro della storia: un nemico dell’Occidente e del suo popolo, nonostante sia uno dei pochi baluardi reali all’avanzata dei feroci tagliagole griffati Isis o marchiati al Qaeda (che è lo stesso).

Allo stesso tempo, sia in sede Ue che Usa, si continuerà a prestare assistenza ai cosiddetti ribelli siriani, sotto forma di finanziamenti, addestramento e armi. Ben sapendo che il confine che divide queste formazioni da quelle jihadiste è talmente labile da risultare evanescente.

Così che questa legge resta a perenne ricordo di errori passati, ma anche a monito riguardo la reiterazione di errori presenti (e futuri).