30 Gennaio 2015

Gli jihadisti de no'antri e la strage di Ghouta (Siria)

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«Hanno terrorizzato i loro connazionali [pro-Assad ndr.] residenti nell’hinterland milanese con agguati a colpi di bastoni e spranghe di ferro, minacce di morte e aggressioni, per poi far perdere le loro tracce in Siria, al seguito dell’esercito libero in guerra contro il presidente Bashar Al-Assad, lungo un percorso di progressiva radicalizzazione islamica. Alcuni di loro sono poi stati ripresi in un video mentre, nel settembre 2013 in Siria, uccidono a raffiche di kalashnikov sette soldati legati e inginocchiati, e con i segni di tortura sul corpo. Agli atti dell’inchiesta del procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e dei pm Alessandro Gobbis e Adriano Scuderi c’è poi un altro video, una sorta di manuale che spiega come produrre gas nervino e indica procedimento e dosi delle miscele. “Gas sarin – spiegano i jihadisti nelle immagini – come quello usato nella metropolitana di Tokio». Così, sulla Repubblica del 29 gennaio, inizia un articolo di Sandro De Riccardis (titolo dell’articolo Una gang di jihadisti dall’Italia alla Siria “Così organizziamo un attacco col sarin”), che dettaglia un’inchiesta su 13 pesudo-islamisti svolta all’ombra della Madonnina (alcuni accusati di terrorismo internazionale).

Molto istruttiva questa inchiesta di Milano, forse favorita dal fatto che la strage di Charlie Hebdo ha spinto le autorità a stringere un po’ la morsa sullo jihadismo de no’antri (a lungo questi personaggi hanno scorrazzato indisturbati, massacrando di botte altri siriani residenti in Lombardia che avevano avuto il torto di aver organizzato delle manifestazioni pro-Assad). Il suo interesse risiede in due particolari.

Il primo è quel video sulla fabbricazione del gas sarin che, evidentemente, non era solo nella disponibilità dei criminali nostrani, ma girava nel circuito delle tante bande armate anti-Assad arruolate nel conflitto asimmetrico siriano. Bene: nell’agosto del 2013 a Ghouta, Damasco, avvenne una strage con armi chimiche. Gli Stati Uniti e i suoi alleati accusarono Assad, i media mainstream fecero a gara per portare prove a riscontro di tali accuse (in realtà non credibili); il mondo si trovò sull’orlo di una guerra mondiale a causa di un minacciato intervento diretto dell’Occidente contro Damasco (sventato da Putin, va ricordato). Quella strage fu compiuta proprio con il sarin, il gas del quale questo video dettaglia la fabbricazione. Come si vede altri e non Assad erano interessati a usare questo tipo di armi (probabile, tra l’altro, che non fosse l’unico video sul tema).

Ci sono ormai indizi certi che indicano come autori di quell’attentato le forze anti-Assad, allo scopo di spingere gli Stati Uniti a intervenire (anche se alcuni giornalisti si ostinano a riportare la narrazione precedente). Ma questo ulteriore indizio aiuta ancora di più, semmai ce ne fosse bisogno, a capire la tragica realtà dei fatti.

Il secondo elemento di certo interesse è che queste persone si sono arruolate nell’esercito libero siriano. Non una delle tante forze anti-Assad legate ad Al Qaeda e all’Isis, ma quell’esercito libero siriano che l’Occidente finanzia direttamente, sostiene, coccola come un prezioso alleato in funzione anti-Assad.