30 Gennaio 2015

Notes, 30 gennaio 2015

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imgresIniziativa. «L’iniziativa è di Dio ed è permanentemente sua». Così il cardinale Kurt Koch nell’omelia della messa celebrata al termine della settimana per l’unità dei cristiani riportata nella sezione Chiesa del nostro sito.

Conforta tale descrizione della dinamica di come si diventa e si rimane cristiani. Una descrizione che vibra in sintonia con quanto amava ripetere, in particolare nell’ultima parte della sua vita, don Giacomo Tantardini. Di seguito riportiamo un brano di una sua meditazione tenuta a Ortona il 1 maggio del 2009 (riportata nel libro di 30giorni «La grazia di Dio salvatore: libera, bastevole, per noi necessaria»)

«“Gratia facit fidem”. Come è semplice e bella questa espressione di san Tommaso d’Aquino! È la grazia che crea la fede. È lui che si fa riconoscere. “Nessuno viene a me se non lo attira il Padre mio” (Giov 6, 44,65), dice Gesù. E sant’Agostino commenta: “Nemo venit nisi tractus / Nessuno viene [a Gesù] se non è attratto”. È sua iniziativa la fede. È sua iniziativa la salvezza. È sua iniziativa la Sua Chiesa.

[…] “La Chiesa non ha altra vita” dice il Credo del popolo di Dio di Paolo VI “se non quella della Sua grazia”. Non ha altro inizio, momento per momento, che l’attrattiva Sua, l’attrattiva della Sua grazia. La Chiesa è il termine visibile del gesto di Gesù vivo che incontra il cuore e lo attrae.

Leggere san Paolo, vivendo per grazia quello che Paolo ha compreso (come dice il Papa) nella sua conversione, rende tutte le parole cristiane trasparenti di Lui, di Gesù Cristo, dona a tutte le parole cristiane questa leggerezza. Altrimenti diventano pesanti. Se la fede fosse un’iniziativa nostra, saremmo finiti. Siccome è un’iniziativa Sua, è possibile sempre il rinnovarsi del Suo dono. E quindi è possibile sempre ricominciare. È un’iniziativa Sua, in ogni istante. “Gratia facit fidem… quamdiu fides durat”.

[…] San Tommaso d’Aquino dunque dice che “la grazia crea la fede non solo quando la fede inizia, ma in ogni istante in cui dura”. E aggiunge questa osservazione bellissima: ci vuole la stessa attrattiva di grazia, lo stesso tesoro di grazia, sia per far rimanere nella fede, adesso, noi che crediamo, sia per far passare (se ci fosse qui uno che non crede) dalla non fede alla fede».

Al di là del conforto per il manifestarsi di una gratuita prossimità, c’è altro che va sottolineato in questa riproposizione autorevole della dinamica cristiana ad opera del cardinale Koch.

Che la fede sia iniziativa del Signore, suo dono, è palese. E tanta cristianità vive una sintonia con papa Francesco quando questi ripete che il Signore viene prima, che quando noi lo incontriamo Lui è già là ad aspettarci.

E però è meno chiaro, sia a livello di presuli che di semplici fedeli, che l’iniziativa è «permanentemente sua». Spesso, leggendo o ascoltando persone, si ha un’impressione altra, ovvero che tale dono, una volta dato, è lasciato all’impegno e alle capacità umane. Così che Dio appare una sorta di Primo Motore immobile il quale, una volta data la spinta iniziale, lascia al discernimento e alla volontà delle sue creature il compito di procedere ai passi successivi. Un lasciare che è insieme un abbandonare, così privo di tenerezza e misericordia.

E invece avviene come per i bambini piccoli, che se non sono portati in braccio dai genitori non possono che cadere; dove tutta la libertà dell’uomo si gioca nell’abbandonarsi o meno a quel tenero abbraccio. «Senza di me non potete fare nulla», dice Gesù nel suo Vangelo. Frase che vibra di una misericordia, di una tenerezza infinita.

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