21 Gennaio 2015

Il NYT: una nuova strategia Usa per la Siria?

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imgresLa posizione americana su come mettere fine alla guerra siriana «sta cambiando» e l’Occidente sta «silenziosamente abbandonando la sua richiesta che il presidente Bashar al Assad si dimetta immediatamente». Lo scrive il New York Times del 20 gennaio, in un lungo articolo che racconta le due principali iniziative diplomatiche in campo per la Siria – una russa e una dell’Onu – e la posizione americana nei loro confronti.

In particolare l’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura sta provando a negoziare una tregua tra il governo di Assad e i ribelli nella martoriata città di Aleppo. Secondo de Mistura i presupposti della conferenza di pace di Ginevra di un anno fa vanno ripensati, per «la necessità di rivedere le aspirazioni (delle due parti) senza precondizioni, in linea con i nuovi fattori che sono emersi nella regione, come l’Isis». «Una soluzione politica dovrà certamente includere elementi del regime (siriano) – ha aggiunto ieri il ministro degli esteri francese Laurent Fabius – perché non vogliamo veder crollare l’impalcatura su cui si regge lo Stato siriano. Ci ritroveremmo con una situazione simile all’Iraq».

Il Times nota che nel suo ultimo intervento sulla Siria il segretario di Stato americano John Kerry «non ha ribadito la richiesta di dimissioni di Assad, un’omissione significativa». Il quotidiano newyorkese, citando fonti diplomatiche occidentali, spiega che «anche se Assad non potrà conservare indefinitamente il controllo di istituzioni cruciali come l’esercito, si può prendere in considerazione una transizione più graduale» di quanto richiesto dai ribelli e dall’Occidente a Ginevra. «Ci sarà un dopo-Assad – commenta una fonte delle Nazioni Unite – ma sulla sua precisa collocazione nel tempo si può discutere».

Nota a margine. Da tempo diverse e autorevoli voci chiedono un ripensamento della politica Usa in Siria, stante il dilagare dello jihadismo al quale Assad è oggettivo argine. L’articolo del New York Times segnala timidi cenni in questa direzione, ma è ancora presto per parlare di una vera svolta, anche per le resistenze che questo nuovo approccio al problema siriano trova in diversi ambiti Usa, non solo militari. Ma resta di indubbio interesse il fatto che il New York Times scriva cose che solo un anno fa erano impensabili.