20 Gennaio 2015

Nucleare iraniano: Obama e Cameron contro nuove sanzioni

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urlConferenza stampa congiunta molto importante quella di Barack Obama e David Cameron – in visita negli Stati Uniti -, il 17 gennaio scorso a Washington, a tema i negoziati sul nucleare con l’Iran.

I repubblicani, maggioranza nel Congresso, hanno approntato un disegno di legge che inasprisce le sanzioni contro Teheran, al quale Obama, ha spiegato ai giornalisti presenti, è pronto a mettere il veto. «Il Congresso deve essere consapevole che, se tale soluzione diplomatica fallisce, allora i rischi e le probabilità che si arrivi ad un certo punto a un confronto militare è accentuata e il Congresso dovrà prendersi la responsabilità anche di questo […] La probabilità che tutto il negoziato collassi è molto alta […] [Iran] potrebbe sostenere che la ragione per cui sono finiti i negoziati è stato perché gli Stati Uniti stavano operando in malafede e hanno fatto saltare in aria la trattativa».

Gli ha fatto eco il premier britannico, il quale ha rivelato anche di aver contattato alcuni senatori americani in proposito, non per influire sulle loro decisioni, sarebbe un’indebita ingerenza in un Paese alleato, ma per presentargli il punto di vista del Regno Unito sulla questione, che ha ribadito pubblicamente: «Ulteriori sanzioni o un’ulteriore minaccia di sanzioni a questo punto in realtà non aiuterà a portare i colloqui a buon fine, e potrebbero rompere l’unità internazionale che c’è stata, che è stata così preziosa nel presentare un fronte unito verso l’Iran». Sottinteso: la Gran Bretagna, e non solo lei, potrebbe non seguire gli Usa sulla strada di nuove sanzioni.

La conferenza stampa congiunta dei premier anglosassoni è stata pubblicata sul Guardian.

Nota a margine. Partita complessa e difficilissima quella sul nucleare iraniano, che andrà a inasprirsi con l’approssimarsi della scadenza dei termini fissati per la chiusura del negoziato. Non è solo Obama a pensare che il fallimento della trattativa avrebbe come esito, a breve o medio termine, una guerra che infiammerebbe ulteriormente il Medio Oriente.