13 Gennaio 2015

La guerra di Anonymus alla Jihad

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imagesDa cinque giorni, ovvero dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo, i cyberguerrieri di Anonymus stanno attaccando i siti jihadisti. Ne dà notizia sul Corriere della Sera del 13 gennaio Marta Serafini (Risposta di Anonymus “Zittiamo gli estremisti” 5 giorni decine di attacchi). Nome in codice dell’operazione è «OpCharlieHebdo». «La missione è quella di entrare in possesso delle password per “bucarli”, poi si entra e si rubano le informazioni», anche se i ciberguerrieri temono difese da parte dei «colossi della Silicon Valley».

«Già da tempo», prosegue la Serafini, «i governi hanno chiesto (e ottenuto) la collaborazione dei grandi del tech per combattere la potente propaganda online della jihad. Anonymus va oltre. E ruba a Isis informazioni, foto, mail. Qualcuno propone anche di passarle alle autorità. Per entrare bisogna tirare giù i siti (il primo è ansar-alhaqq.net, ma nel mirino ce ne sono altri)».

Nota a margine. Notizia di colore, quella riportata dalla Serafini. Che però suscita qualche curiosità. Esistono siti jihadisti in giro per il mondo che, oltre a fare propaganda, contengono informazioni preziose per contrastare il terrorismo. Se è vero, come rileva l’articolo, che i governi hanno trovato la collaborazione dei giganti del settore, com’è possibile che per contrastare il cyberjihadismo, per ottenere informazioni da questi siti, debbano scendere in campo cyberguerrieri anonimi? Esistono interi settori dell’intelligence preposti alla sicurezza e alla guerra informatica; possibile che Anonymus possa più della Nsa, dell’Mi6, dello Sdece (solo per fare alcuni nomi)? Domande, curiosità, ma anche altro.