5 Gennaio 2015

Il Papa: la pace va implorata nella preghiera

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panoramica-concistoro-2012Nell’Angelus del 4 gennaio papa Francesco ha centrato la sua riflessione sulla pace. Riportiamo parte del suo messaggio: «Dio, nell’Antico Testamento, ha fatto una promessa. Il profeta Isaia diceva: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. E’ bello! La pace è annunciata, come dono speciale di Dio, nella nascita del Redentore: “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. Tale dono richiede di essere implorato incessantemente nella preghiera[…]» 

E ancora: «Agli albori di questo nuovo anno, tutti noi siamo chiamati a riaccendere nel cuore un impulso di speranza, che deve tradursi in concrete opere di pace. “Tu non vai bene con questa persona? Fa’ la pace!”; ”A casa tua? Fa’ la pace!”; “Nella tua comunità? Fa’ la pace!”; ”Nel tuo lavoro? Fa’ la pace!”. Opere di pace, di riconciliazione e di fraternità. Ognuno di noi deve compiere gesti di fraternità nei confronti del prossimo, specialmente di coloro che sono provati da tensioni familiari o da dissidi di vario genere. Questi piccoli gesti hanno tanto valore: possono essere semi che danno speranza, possono aprire strade e prospettive di pace».

Al termine dell’Angelus, Francesco ha annunciato un nuovo concistoro, che si terrà il 12 e 13 febbraio, nel quale saranno creati quindici nuovi cardinali. Al di là della lista dei nomi – su tutti i giornali -, si nota che tra i prescelti c’è solo un uomo di Curia, e solo due italiani, tra l’altro di sedi secondarie per il mondo (e per la Chiesa fino a pochi anni fa). Pochi europei, il resto asiatici e africani. Si ridisegna il collegio cardinalizio secondo un’idea di Chiesa decentrata dall’Occidente, più universale, che ha nei pastori delle periferie i suoi principi.

A questi si aggiungeranno cinque figure scelte tra i vescovi emeriti che «hanno dato testimonianza di amore a Cristo e al Popolo di Dio sia nelle Chiese particolari, sia nella Curia romana, sia nel servizio diplomatico della Santa Sede». Cenno interessante, perché indica anche un altro criterio con il quale sono stati scelti i primi quindici, nominati nonostante non appartenessero a sedi alle quali la tradizione (in realtà alquanto recente) associava la berretta cardinalizia.

Una rivoluzione che però è anche un ritorno: in fondo anche molti dei padri della Chiesa erano titolari di diocesi periferiche (si pensi ad Agostino).

Con questa rivoluzione Francesco pone un’altro cambiamento, non da poco: da metà febbraio, con nomine tanto imprevedibili, sarà sempre più difficile immaginare la creazione di “maggioranze pre-costituite”  in vista di un futuro Conclave (si spera più in là possibile).