17 Dicembre 2014

Il Papa, la famiglia di Nazareth e quelle del mondo

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xfilocamo-sagrada-familia-pintores-y-pinturas-juan-carlos-boveri_20141010093257551702_20141010151302776040«Gesù nacque in una famiglia. Lui poteva venire spettacolarmente, o come un guerriero, un imperatore… No, no: viene come un figlio di famiglia, in una famiglia. Questo è importante: guardare nel presepio questa scena tanto bella». Così il Papa nell’Udienza generale del 17 dicembre.

Francesco si è soffermato sul fatto che sia nato nella capitale dell’impero, ma in una periferia, per di più «una periferia piuttosto malfamata», come accenna il Vangelo.

Nei Vangeli, «nella loro sobrietà, non trova spazio la narrazione della vita quotidiana di quella famiglia, «lasciano questo compito alla nostra affettuosa meditazione».

Di certo non si hanno notizie di miracoli o guarigioni in quegli anni: «A Nazaret tutto sembra accadere “normalmente”, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita: si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camice… tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare. Trent’anni. “Ma che spreco, Padre!”. Le vie di Dio sono misteriose. Ma ciò che era importante lì era la famiglia! E questo non era uno spreco! Erano grandi santi: Maria, la donna più santa, immacolata, e Giuseppe, l’uomo più giusto… La famiglia».

E così come allora, ogni «famiglia cristiana – come fecero Maria e Giuseppe – può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo. Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe». Una famiglia che ha dovuto sostenere prove, come altre del mondo: non era «una famiglia irreale».

Così la «famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia […]. E, come accadde in quei trent’anni a Nazaret, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia. Non è un caso, allora, che “Nazaret” significhi “Colei che custodisce”, come Maria, che, dice il Vangelo, “custodiva nel suo cuore tutte queste cose”. Da allora, ogni volta che c’è una famiglia che custodisce questo mistero, fosse anche alla periferia del mondo, il mistero del Figlio di Dio, il mistero di Gesù che viene a salvarci, è all’opera. E viene per salvare il mondo».